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Il procuratore: "Non ho rapporti con lui"

Nuove accuse al cognato
Non c'è pace per Messineo


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francesco messineo palazzo giustizia sergio sacco pentiti adamo bonaccorso, Cronaca

Non c'è pace per il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Nuove accuse al cognato riaprono una storia che sembrava morta e sepolta. "Sergio Sacco era il prestanome di un boss mafioso". La notizia arriva da due collaboratori di giustizia che indicherebbero il cognato del procuratore di Palermo, Messineo, anche come collettore di somme di denaro per la famiglia Madonia. A parlare di questi collegamenti, secondo quanto ricostruito oggi dal Giornale di Sicilia, è  il pentito Andrea Bonaccorso.   "Sono a conoscenza del fatto che alcuni cavalli di valore, formalmente intestati a Sergio Sacco, sono in realtà di Andrea Adamo (capomafia di Brancaccio arrestato insieme ai boss Lo Piccolo ndr)" dichiarerebbe il collaboratore in un verbale del marzo 2008 e in quello illustrativo del luglio di un anno fa. Da ambienti giudiziari si apprende che questi fatti "sono oggetto di verifica". Il coinvolgimento dell'imprenditore era emerso anche in una intercettazione con la vedova del boss Bonanno, poi ucciso. Un altro pentito, il 17 aprile 2002, Giusto Di Natale, aveva dichiarato: "So per certo che la moglie del boss Ciccio Madonia, cioé la mamma di Nino Madonia, ogni mese, percepiva 12 milioni per affitti. Questi soldi le venivano portati da Sergio Sacco, aveva lui questo incarico...".

Messineo, intanto, nei giorni scorsi ha scritto al Csm, che aveva aperto un fascicolo su questo legame familiare, spiegando che da 30 anni non ha rapporti col fratello della moglie. Sacco, come ha dichiarato al Csm il procuratore generale, Luigi Croce, non è indagato.