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La donna uccisa a Catania, fermato il marito

Il figlio: "Mamma chatta..."
Poi la tragedia della gelosia


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113, Catania, coltello, lite, motivi passionali, omicidio, polizia, via Costanzo, Cronaca
Sapeva, l’aveva scoperto e ne portava il peso, secondo quanto trapela dalle stanze della questura. Probabilmente senza volerlo, era riuscito a squarciare il velo delle apparenze. Sedici anni ed un segreto terribile, quello che ti costringe ad ammettere che la tua non è una famiglia “vera”, tua madre, tuo padre, non sono quello che sembrano. La mamma chattava con un altro uomo, con altri uomini, ecco cosa aveva scoperto, che la mamma forse era lontana dal papà. Almeno questo è quanto comincia a delinearsi nella nebbia di una storia confusa. Noi la raccontiamo al presente indicativo, tenendo fermo il dubbio che è dovuto in assenza di conferme ufficiali.

Ad un certo punto, nella confusione delle apparenze, nel tentativo estremo forse di rimettere ordine tra i suoi, ha svelato il "segreto" a suo padre, che magari già sapeva. Ed è stato tutto un degenerare: la richiesta di spiegazioni, la lite, le urla, il coltello, la mamma sgozzata e trascinata sul pavimento della cucina, davanti a lui che sapeva tutto ed alla nonna che forse immaginava, il padre che chiama il 113 e confessa di aver ammazzato la moglie. I poliziotti vanno a prenderlo lì, in via Costanzo, in un appartamento della Catania bene, teatro dell’omicidio. Ed è lui, Giuseppe Castro, 36 anni, disoccupato e in cassa integrazione, senza precedenti penali, il principale indagato dell’omicidio. Ma il ragazzino vuole la sua famiglia, solo questo, senza bugie e segreti. Ma un po' si sente coinvolto, terribilmente coinvolto, nell'impeto di follia del padre che ha provocato la morte della madre, Maria Pia Scuto, 41 anni, figlia di un noto imprenditore edile di Catania. Così, quando il magistrato lo interroga, sotto pressione, confessa di essere stato lui ad uccidere la madre: “Mio padre non c’entra, sono stato io, perché mamma lo tradiva”. Ma poi, come raccontano gli investigatori, il ragazzino si sarebbe calmato ed avrebbe lui stesso ritrattato: no, materialmente non è stato lui a sgozzare la donna.
Il padre, dunque, è il principale indagato per omicidio volontario. Il magistrato che sta conducendo le indagini, come riferiscono dalla questura, sembra aver scartato l’ipotesi che a compiere il gesto sia stato l’adolescente. Ma restano da sciogliere molti nodi, da verificare anche il ruolo della suocera nel delitto, visto che era presente e che viveva con la figlia. L’arma, il coltello con cui la donna è stata sgozzata con un taglio netto alla giugulare e poi altri colpi nei fianchi, non è stata ritrovata. E’ stato disposto il sequestro dei computer presenti nell’appartamento di via Costanzo, dai quali potrebbero a questo punto emergere indizi importanti.
Di certo c’è che la coppia, come raccontano sempre gli inquirenti, fosse di quelle piuttosto litigiose. I due erano divorziati da qualche tempo, ma continuavano a vivere sotto lo stesso tetto, con la suocera, ed altre due bambine di sei ed otto anni che, al momento dell’omicidio, erano fortunatamente a scuola.