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Al docente otto anni di carcere

Formazione gonfiata: condannato
il professore Salvatore Messina


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Undici condanne. Un giro d'affari di circa 20 milioni. Queste le conclusioni a cui è giunta ieri la terza sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo. Una sentenza pesante, che colpisce docenti, imprenditori, manager coinvolti nell'organizzazione di “corsi di Formazione” fantasma. O, nel migliore dei casi, dai costi assai più “leggeri” di quelli dichiarati. Una truffa, insomma, nei confronti dell'Unione Europea che quei corsi li finanziava. Gli ambiti erano quelli del turismo e dello spettacolo.

Pene pesanti, come detto, soprattutto nei confronti di Salvatore Messina, professore nelle università di Parigi e Montreal. È lui, secondo i magistrati palermitani, il personaggio chiave della vicenda. Condannato a otto anni e alla confisca di un  “tesoro” nascosto nei paradisi fiscali delle isole Cayman e a Bahamas di oltre sei milioni di euro, oltre che di altri “spiccioli” (più di un milione) conservati in Inghilterra.
Condannata anche la moglie di Messina. Per Domenica Balsamo la pena è di quattro anni e mezzo, così come per la docente Sarina Bardeccia e l'imprenditrice francese Isabelle Demconfin Reimers.
Tre anni per Mario Gioeli, Serafino Palazzolo, Alberto Borzì. Due anni e mezzo a Giovanni Demuro, due a Patrizia Palazzolo, un anno di carcere invece a Vincenzo Gualtiero Ardizzone e Massimo Deluccia. Su queste condanne interverrà il condono.

La vicenda è esplosa al 2004 quando gli investigatori hanno concentrato le proprie indagini su due enti di formazione che facevano capo a Salvatore Messina (l'Istituto Mediterraneo e l'associazione Innova). I corsi avviati da questi enti e finanziati attraverso fondi comunitari, erano “gonfiati”. Costi aggiuntivi di vario tipo, consulenze e materiale didattico le voci sulle quali Messina sarebbe intervenuto per ricavare le somme illegittime. Somme che poi venivano distribuite in una serie di società costituite in Inghilterra grazie alla consulenza dell'avvocato inglese Nicolas Lakeland, entrato nel processo, ma uscitone con una sentenza di assoluzione così come il funzionario regionale Domenico Petrungaro, Carmelo Rapisardi, Alfredo Tamborini e Fabio Urso.