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Traffico di eroina tra Sicilia e Calabria
In manette 27 persone


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Alle prime ore di oggi, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania-Dda, la Squadra Mobile di Catania ha eseguito 27 ordinanze di custodia cautelare (20 in carcere, 4 arresti domiciliari e 3 obblighi di firma) emesse in data 31 marzo scorso dal Gip del Tribunale di Catania Angelo Costanzo. Sono attivamente ricercate 4 persone ma di questa una era gia' latitante. Tutti sono ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina.
Le indagini sono state eseguite nel 2004-2005 e avviate sullo spunto di dichiarazioni di un collaboratore di giustizia; Gaetano Ruccella, che indicavano un traffico di sostanze stupefacenti organizzato da Salvatore Marino, detto "Turi Costi Sicchi", personaggio già noto per i suoi precedenti giudiziari in materia di stupefacenti e malavitoso del quartiere di San Giovanni Galermo. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali su Marino, che insieme a Santo Nicotra, Gaetano Roberto Giuffrida e Marla Martorana, effettuavano delle trasferte in Calabria, hanno consentito di accertare che Marino grazie ai suoi contatti, aveva organizzato un articolato traffico di cocaina che, attraverso un novero di spacciatori, come lui tossicodipendenti, piazzava quantita' di per se' modeste ma con cadenza regolare acquistate in Calabria.
L'organizzazione aveva collegamenti con spacciatori delle località turistiche messinesi di Taormina e Giardini Naxos, dove teneva le fila dello spaccio Salvatore Rosta, da tempo latitante, coadiuvato da Marla Martorana, e quella siracusana di Portopalo di Capopassero, dove agivano i fratelli Aprile, i quali si rifornivano a Catania della cocaina.
Sono stati, altresì, rilevati agganci con i trafficanti calabresi, tra i quali Vincenzo Rositano, ufficialmente coltivatore di kiwi, ritenuto affiliato ad una cosca della Piana di Gioia Tauro. Giuffrida, oltre ad essere uno dei fornitori dell'organizzazione, era anche colui al quale gli associati si rivolgevano per l'estimazione della cocaina che reperivano presso altri "grossisti". E' stimabile che l'organizzazione avesse introiti netti giornalieri di circa 3 mila euro, anche se gran parte degli utili venivano "bruciati", poiche' molti degli associati erano allo stesso tempo tossicodipendenti. Le intercettazioni hanno chiarito che quasi tutti gli elementi dell'organizzazione erano assuntori di stupefacenti.