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Nessun limite agli embrioni da poter impiantare

Il parere di una ricercatrice siciliana:
"Si spezza l'ipocrisia di una legge"


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embriologa, embrione, scienza, Cronaca
“E' il ribaltamento di una legge di taglio cattolico”. Mirta Bajamonte, embriologa siciliana che da 18 anni si occupa di fecondazione assistita, definisce così la decisione della Consulta che ha bocciato la legge 40 nella parte in cui veniva limitato a  tre il numero di embrioni da impiantare. “Questa sentenza ha interrotto l'ipocrisia di una legge di forte taglio cattolico - sottolinea la dottoressa -. Spesso la paziente che si rivolge a noi ha problemi di infertilità dovute a infezioni del tessuto ovarico, ha un'età compresa tra i 36 e i 39 anni ed è sottoposta a stress farmacologico, e ciò dovrebbe far capire quanto alte siano le possibilità di insuccesso e quanto irragionevole i limite di tre ovociti”. Restrizioni che dal 2004 hanno fatto aumentare i cosiddetti “viaggi della provetta”, cioè i viaggi della speranza delle coppie che hanno preferito rivolgersi all'estero per portare a termine una procreazione medicalmente assistita. “Se prima dell'entrata in vigore della legge le gravidanze attraverso queste tecniche erano del 42%, a sei mesi dall'emanazione del provvedimento la cifra è diminuita fino al 18%, ma in genere a livello nazionale i tassi di impianto sono circa del 20, 25%”. Molto bassi i casi di nati vivi con malformazione: “Dai dati clinici in nostro possesso a livello mondiale la percentuale è dell'1%, cioè la stessa proporzione delle gravidanze naturali”.
Nel 2003 la Bajamonte ha fatto parte di un gruppo nazionale intersocietario al Senato che ha sollevato in un documento “con valide motivazioni scientifiche – sottolinea – le incongruenze della legge, come il limitedi impianto di tre embrioni”.
“Molti pazienti hanno la cittadinanza italiana ma sono di etnia diversa, quindi questa legge non rispetta il loro credo religioso – aggiunge Bajamonte, che è anche presidente a Roma dell' IVF Mediterranean Centre, il centro di infertilità del Mediterraneo costituito da 12 nazioni – occorre capire che l'infertilità è un problema sociale e non cattolico. Mi auguro che adesso centri come il nostro ricevano chiare linee guida dal governo, mi sento di consigliare ai pazienti di aspettare un paio di mesi in attesa che si faccia maggiore chiarezza.  Spero francamente – conclude - che si arrivi a un documento che autorizzi delle modifiche con molta discrezionalità anche se temo azioni dure da parte della componente ecclesiastica”.