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Storie dal carcere

"Non mi fanno dipingere in cella"


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carcere, cosimo, ruga, Cronaca
Cosimo Giuseppe Ruga dipinge per allargare i suoi orizzonti. Nella sua cella, i colori sono l’unico modo per guardare oltre e inventare il mondo vero.
Il mondo vero è fatto di alberi, strade, macchine, spicchi di cielo e ancora alberi. La cella è fatta di cella. E’ un mondo finto. Tuttavia, per Cosimo Ruga, ospite del carcere borbonico “Ucciardone” di Palermo, è l’unico mondo disponibile. Solo che, con i colori, deve arrangiarsi. Cosimo ha scritto al garante dei detenuti, Salvo Fleres, per protestare. Non può dipingere con colori a olio su tela. E si dispera. Vorrebbe continuare a creare i quadri che poteva mettere a punto – dice - in un altro penitenziario. All’Ucciardone non si può. Il garante, dal canto suo, ha scritto al direttore dell’Ucciardone: “Il signor Ruga lamenta, tra l’altro, di non essere stato autorizzato a svolgere attività lavorative, anche artistico artigianali, quali la pittura su tela, come invece, a suo dire, effettuava nell’istituto di Carinola in Campania”. A stretto giro di posta, la replica del direttore, Maurizio Veneziano: “Si comunica che al detenuto è consentito di svolgere attività di pittura con colori a pastello nei fogli di album. Per quanto riguarda la richiesta del detenuto Ruga di dipingere ad olio su apposite tele, questa direzione, valutandone le modalità come ingombranti e tendenzialmente pericolose, ne ha vietato l’uso ai sensi dell’articolo 51 del regolamento d’esecuzione. Si evidenzia che per analogo motivo il detenuto ha proposto reclamo al magistrato di sorveglianza, reclamo che è stato respinto”. La pittura a olio ingombra specialmente all’Ucciardone. Non è che le celle siano troppo piccole. E’ che sono molto affollate. (rp)