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La nota sui mercati

Tutta colpa della cattiva politica


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Economia, michele spallino, nota sui mercati, La nota sui mercati
In omaggio alla Santa Pasqua,  porgerò i miei migliori auguri con qualche breve considerazione , tramite questa Nota Speciale in cui mi asterrò dalla solita panoramica settimanale dei mercati. La tragedia in Abruzzo dimostra ancora una volta quanto sia importante essere lungimiranti e capaci di prevedere. La mia simpatìa va alla voce fuori dal coro, a Giuliani il geologo che sfidando il potere costituito è arrivato a prevedere con grande precisione il sisma. Ancora una volta tutto il mio disprezzo va alla classe politica e burocratica: pur sapendo da decenni che sulla faglia sismica - se proprio si deve costruire - lo si deve fare con tutti i crismi, se ne è invece come sempre altamente infischiata. Prevedere e prevenire sono una questione di vita o di morte, non un gioco per aspiranti maghi; e nel dubbio è sempre meglio preferire sbagliare per eccesso di prudenza che il contrario. E' dunque con rinnovato impegno che mi accingo a proseguire in questo sforzo previsionale concernente l'economia e la finanza, che possono risutare ben più letali e mietere ben più vittime di un terremoto per quanto catastrofico.

Ottimismo a Wall Street
A Wall Street si arriva alla Pasqua in scia a un vago senso di ottimismo generato da qualche statistica economica, qualche dichiarazione e financo qualche risultato aziendale  che - come  l'emergere dei primi fiori di primavera - sembrano suggerire  il peggio della crisi sia ormai passato e la fine della recessione globale sia dietro l'angolo. Non mi sorprende: nello Speciale previsioni 2009 di fine dicembre, avvisavo che vi sarebbe stata una fase di ottimismo ben prima di quanto allora prevedesse il consensus. E se nel frattempo non ci fosse stata un epidemia globale di panico governativo, questa ripresa "anticipata" avrebbe anche potuto durare. In settimana è uscito il dato del deficit commerciale USA, l'emblema dello squilibrio base dell'economia mondiale, ed è  ben inferiore alle previsioni: poco più di 25 miliardi mensili, quasi un terzo in meno rispetto alla fase del boom. Questo dimostra che se la legge naturale della domanda e dell'offerta, in un contesto di libera concorrenza, venisse lasciata esprimersi,  potrebbe rimediare anche ai disastri peggiori. Purtroppo però esistono le autorità, le quali  si sono messe a manovrare all'impazzata e ciò spalanca le porte non alla primavera, bensì a un inverno destinato a durare per molti anni.

Se i governi peggiorano le cose
La durata e l'intensità di una contrazione economica dipendono  dalle politiche governative adottate. La Grande depressione degli anni 30 durò molto e fu molto intensa, mentre la depressione giapponese degli anni 90 è stata lunga ma non molto intensa: in entrambi i casi - giudizio generalmente accettato - l'azione intrapresa dai governi le ha peggiorate. Tra gli altri precedenti storici, in positivo, si può esaminare l'esempio della recessione inglese del 1816-17, dopo la fine delle guerre Napoleoniche.La recessione è stata molto forte, a causa della transizione alla pace dopo 20 anni di guerra e le immense difficoltà finanziarie (e conseguente spiazzamento degli investimenti) derivate dal debito pubblico inglese cresciuto nel 1815 fino al 250% del PIL , oltre il doppio di quello italiano di oggi. Inoltre la situazione fu peggiorata da un evento naturale. Il 12 aprile del 1815 in Indonesia avvenne la più grande eruzione vulcanica della storia, ed immise nell’atmosfera una quantità di ceneri tale da causare la completa oscurità per tre giorni su un raggio di 500 km intorno al vulcano e, introdotte nella circolazione generale dell’atmosfera, esse generarono un velo intorno al globo terrestre. La permanenza delle particelle di cenere e gas in sospensione - un volume di cenere vulcanica superiore a quello dell'intero lago di Ginevra- abbassò la temperatura media mondiale di più di un grado, causando nel 1816 l'aborto della stagione estiva con forti danni per l’agricoltura. Insomma qualcosa di più grave di una crisi bancaria. Lord Liverpool, il primo ministro inglese, fece solo una cosa per combattere la recessione. A inizio  1817, con l'approvazione del Parlamento, per poter contenere ogni tentativo di  rivolta popolare, sospese l' Habeas Corpus Act (pilastro del diritto penale anglosassone: promulgata dal parlamento contro il re Carlo II, al fine di evitare gli abusi perpetrabili ai danni dei cittadini tratti in arresto,sanciva il diritto, già esistente dal 1627, di ogni imputato a conoscere le cause del suo arresto e a ottenere la libertà provvisoria dietro pagamento di adeguata cauzione). Questo "pacchetto di stimolo" ebbe successo, e già a dicembre 1817 Liverpool potè togliere la sospensione, con la recessione chiusa senza più minacce all'ordine pubblico. Durata totale: poco più di un anno, anche se poi nel 1819 vi fu una ricaduta a causa del 20% di deflazione necessaria per far rientrare l'Inghilterra nel Gold Standard.
Leadership mondiale cercasi
Nell'attuale crisi globale mancano leaders mondiali come Lord Liverpool e consiglieri economici come  David Ricardo che senza dubbio si rivelò molto utile a quell'epoca. Ma anche riferendosi a recessioni più recenti come quelle del 1974 e 1982, la reazione di panico isterico  avuta dall'attuale classe dirigente non trova confronti. 5 trilioni di "stimolo", a base di spesa pubblica in debito, non solo non hanno precedenti, ma anche non hanno alcuna possibilità di aumentare la stabilità a lungo termine dell'economia globale, soprattutto se si considera che in parallelo tre delle quattro Banche centrali più importanti del mondo hanno messo in atto la politica monetaria della prima repubblica di Weimar, in cui l'emissione di nuova moneta arrivò a finanziare circa il  50% della spesa pubblica del periodo 1919-23.  Come noto, questa politica produsse una svalutazione del marco tedesco in misura di trilioni di volte entro novembre 1923. Negli USA di Obama siamo al 15% di spesa pubblica finanziata con stampa di moneta (la Fed ha annunciato acquisti di titoli del tesoro al ritmo di  600 miliardi l'anno a fronte di una spesa pubblica di 4mila miliardi). In Inghilterra questa percentuale è già arrivata al 65% cioè ben peggio di Weimar (la BOE ha confermato questa settimana che comprerà 75 miliardi nel trimestre, cioè su base annua 300 miliardi di titoli del tesoro a fronte di una spesa pubblica di 450 miliardi).

Il problema del deficit
Sul bilancio statale, USA- Inghilterra- Giappone stanno ormai viaggiando con deficit di oltre il 10% del PIL nel 2009, destinati ad accelerare nel 2010 comunque vadano le cose, e se la ripresa resta modesta, è probabile che i deficit continueranno a questi livelli anche nel 2011 e oltre. Sembra che nessuno si renda conto tra i governanti di quanto pericolosa sia una simile linea di condotta. Appena pochi giorni fa al  G20  hanno deciso di rincarare la dose con un altro trilione questa volta affidato ai burocrati del FMI.
La maggior parte dei paesi  era già in deficit prima della crisi, e gli stabilizzatori automatici in tutte le grandi economie di per sè faranno già lievitare questi deficit a nuovi record, perfino senza ulteriori "pacchetti di stimoli". Analogamente, l'economia globale viene gà da un decennio di eccessiva creazione monetaria.
Ecco una possibile soluzione
La politica corretta sarebbe stata quella opposta: combattere l'inflazione, incentivare il risparmio vero, limitandosi a fornire solo la liquidità minima necessaria al funzionamento dei mercati monetari. Invece le politiche perseguite darann o solo illusori benefici di breve termine, marginali per giunta, a fronte di enormi costi e problemi a lungo termine. Sembrerebbero politiche fatte da politici alle prese con elezioni immediate, diciamo per l'autunno, quando è probabile che il popola "veda" un apparente fine della recessione, e  prima che possa "vedere" i disastri di lungo periodo a cominciare dall'iperinflazione. Ma non ci sono elezioni in vista per nessun politico che conta (con la sola eccezione della Merkel che peraltro è stata tra i governanti più cauti): Obama, Medvedev,Sarkozy, ce li terremo fino al 2012. Elezioni sono in vista per Giappone, India e soprattutto Inghilterra, ma questi sono paesi in cui il disastro fiscale è così evidente già a breve termine che persone razionali preferirebbero ritirarsi piuttosto che doversi ripresentare al giudizio popolare: ok, lo so, i politici non sono persone razionali.
In realtà queste considerazioni servo no ancora una volta a comprendere l'esistenza di una entità "superiore" ai governi e ai politici, che comanda questi ultimi, e che può prendere cantonate clamorose come quella in corso, di scommettere che per l'estate al più tardi inizierà la ripresa. Ma che ripresa? precaria e vulnerabile, perchè tutto il denaro pubblico usato spiazzerà inevitabilmente quello privato, riducendo il potenziale dell'economia globale, e perchè l'inflazione causata dall'eccessivo stimolo monetario e fiscale  tornerà a piagare l'economia globale come già avvenuto negli anni 70, ponendo il mondo di fronte ad un dilemma: stringere moneta e fisco ritornando in depressione, oppure ripetere l'esperienza della repubblica di Weimar. I cinesi alla disperata ricerca di dove investire i loro risparmi, non avranno altra scelta che puntare sulle materie prime. E così dovrà fare chiunque voglia salvaguardare il potere d'acquisto del proprio denaro.
Concludendo, ciò che troviamo nell'uovo di pasqua 2009 è molto chiaro: la recessione forse sarà temporeaneamente e marginalmente ridotta, ma la sua durata e le sue complicazioni collaterali aumenteranno enormemente a causa delle politiche perseguite.
Non mi resta che augurare a Voi tutti una Buona Pasqua.