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A Palermo manifestazione regionale Flc Cgil


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PALERMO.  Solo la meta' (1.284) delle famiglie siciliane che hanno chiesto il tempo pieno nella scuola primaria vedra' esaudito il proprio desiderio, cosi' come resterenno inevase l'80% delle richieste di 30 ore settimanali nelle prime elementari. Lo rende noto la Flc Cgil siciliana che oggi torna in piazza contro i tagli a scuola, universita' e ricerca con un presidio che si terra' a partire dalle 10.30 a Palermo davanti palazzo d'Orleans, sede del governo, dove i sindacalisti contano di essere ricevuti dal presidente della regione.
"A Lombardo - dice Giusto Scozzaro, segretario generale della Flc Cgil siciliana - intendiamo prospettare il disastro occupazionale che aspetta la scuola l'anno prossimo e i rischi di caduta di qualita' inammissibili in una regione che ha gia' difficolta' come la nostra. Chiediamo - aggiunge - che dalla Sicilia, dal suo governo e dal Parlamento, parta un'iniziativa politica forte per garantire adeguati livelli di istruzione e il diritto allo studio evitando nel contempo il disastro occupazionale che si prospetta per migliaia di precari".

Secondo le stime della Flc regionale i posti di lavoro in meno saranno l'anno prossimo nella scuola siciliana 7.118. I tagli nella scuola dell'infanzia, nella primaria e nel sostegno sono gia' ufficiali: 1.492 precari resteranno senza incarico e sono 700 gli insegnanti di ruolo in sovrannumero, mentre i posti in meno tra gli insegnanti di sostegno saranno 120 destinati, secondo la Flc, a crescere. Si attendono ancora i numeri ufficiali degli altri ordini di scuola.
"I dati sul tempo pieno - dice Scozzaro - rivelano il grande bluff del governo ai danni delle famiglie: in una regione dove la richiesta di 40 ore riguarda il 10% della popolazione scolastica viene chiusa la porta in faccia alle famiglie con una palese discriminazione rispetto al Nord. I numeri sugli organici - aggiunge il segretario della Flc - e la crisi occupazionale che ci aspetta rendono vicino il rischio che il diritto allo studio diventi sempre meno esigibile e che gli studenti siciliani risultino penalizzati rispetto ai coetanei di altre aree del paese".

Ai dati della scuola - sostiene il sindacato - si aggiungono quelli di Universita' e ricerca, gli altri settori della conoscenza colpiti dalla scure del governo, che col decreto Brunetta vedranno centinaia di giovani ricercatori precari senza piu' contratto. "E' inammissibile che si voglia risparmiare sulla conoscenza - afferma Scozzaro - per questo chiediamo l'intervento delle istituzioni regionali".