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Palermo, la denuncia di un imprenditore

Racket, quattro arresti
Ecco il libro dei taglieggiati


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Quattro arresti di personaggi di spicco. Un libro mastro con il nome dei commercianti taglieggiati. Un imprenditore che denuncia i suoi taglieggiatori. Sono questi i principali ingredienti dell'operazione "Porta a porta".Il blitz è scattato all'alba. I carabinieri del reparto operativo di Palermo hanno eseguito il “Fermo di indiziato di delitto” emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di nei confronti di quattro presunti mafiosi accusati di “estorsione aggravata in concorso”  ai danni di un facoltoso imprenditore edile responsabile di numerosi appalti pubblici in città.

Pietro Abbate

Pietro Abbate



Soldi per i detenuti
Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dai sostituti Roberta Buzzolani e Caterina Malagoli, confermano - secondo gli investigatori - la perdurante operatività di Cosa Nostra nel settore delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti del capoluogo  determinata dalla crescente necessità di denaro da destinare ai familiari delle centinaia di mafiosi attualmente detenuti . A questo proposito si può ricordare come – solo negli ultimi 4 mesi – gli uomini dell’Arma di Palermo abbiano arrestato oltre 150 mafiosi tra cui, in particolare, 3 latitanti (Filippo Annatelli, Antonino Lo Nigro e Ludovico Sansone) tutti uomini di vertice (un capo mandamento e due capi famiglia) di Cosa Nostra a Palermo.

Filippo Burgio

Filippo Burgio



Tutti gli uomini di Nicchi
Il contesto criminale posto sotto i riflettori dagli uomini dell’Arma, è quello relativo al mandamento mafioso palermitano di “Porta Nuova”, abbondantemente falcidiato dagli arresti della ormai nota operazione “Perseo”  del dicembre scorso ed oggi confluito nell’orbita e sotto la diretta influenza del giovane boss latitante Gianni Nicchi.

Il quadro che ne viene fuori - secondo gli inquirenti - evidenzia la persistenza di un sistema criminale che, sebbene notevolmente ridimensionato, tenterebbe di continuare ad imporre comunque le proprie regole per la necessità di mantenersi in vita. Ma il clima che si respira oggi tra gli ambienti imprenditoriali siciliani è cambiato, agevola le indagini. Merito della rivolta di "Addio pizzo". Anche in questo caso c'è un imprenditore che ha denunciato.

E scatta l'estorsione
Francesco Paolo Lo Iacono

Francesco Paolo Lo Iacono



È così che, a ridosso della trascorsa Pasqua,  i carabinieri sono stati in grado - grazie alla denuncia della vittima - di video-documentare l’opera di riscossione del “pizzo” imposto ad un imprenditore edile siciliano titolare della società consortile aggiudicataria dell’appalto – per complessivi 1,2 milioni di euro – relativo alla manutenzione dell’intera rete fognaria palermitana.

Gli arrestati
In carcere sono finiti: Pietro Abbate, 46 anni, secondo gli inquirenti elemento di spicco della famiglia mafiosa palermitana di “Palermo Centro”, fratello del più noto Luigi Abbate, detto “gino u mitra”. Filippo Burgio, 36 anni, nato a Palermo, presunto affiliato

Silvio Mazzucco

Silvio Mazzucco



della stessa famiglia. Francesco Paolo Lo Iacono, 29 anni, secondo gli investigatori, elemento di spicco della famiglia mafiosa di “Ballarò". Silvio Mazzucco, 30 anni, pure lui - secondo i militari - esponente della cosca di "Ballarò".

Il libro mastro delle estorsioni
I carabinieri hanno trovato durante una perquisizione un libro contabile delle estorsioni della cosca mafiosa di Palermo centro. Il brogliaccio contiene i nomi di decine di commercianti e imprenditori. Il libro contabile è stato trovato dai militari durante una perquisizione nell'abitazione di Filippo Burgio, 26 anni, affiliato alla famiglia di Palermo Centro. L'uomo è uno dei quattro fermati con l'accusa di avere chiesto il pizzo, per conto del boss Gianni Nicchi, a un imprenditore impegnato nei lavori per la manutenzione della rete fognaria in città.
Gli investigatori commentano il ritrovamento del libro contabile sottolineando come "il racket sia fondamentale per la sopravvivenza della mafia. Ci aspettiamo più colloborazione - hanno sottolineato - da parte delle vittime".