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Racket, telefonata con la vedova di Libero

Pina Grassi denuncia:
“C'è ancora una zona grigia”


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Libero Grassi è un monumento. Un ricordo valoroso per il coraggio degli imprenditori e dei giovani che hanno intrapreso la difficile strada del cambiamento. Una statua bronzea per la malafede di chi oggi lo celebra e in vita lo lasciò solo. Un'intera generazione – quella di “Addio pizzo” - si è modellata sul fuoco del sacrificio di un martire civile che scelse di non pagare il racket e morì per questo. E pazienza se la pietra pomice della retorica ha levigato le parole fino a consumarne il significato. Martire civile è un'espressione che suona ridondante, se amplificata dall'eco delle celebrazioni ufficiali,  carrozzoni che accolgono, senza chiedere tessere di riconoscimento, buoni e cattivi. Eppure, se sovrapponiamo le stesse parole alla magrezza di Libero, al suo eloquio senza enfasi, al suo cammino semplice e diretto, ecco che la retorica si scioglie e lascia una vibrazione in cui tutti gli uomini di buona volontà possono riconoscersi.
Pina Maisano Grassi, vedova di Libero, chiacchiera al telefono con Live Sicilia. Si parla degli ultimi arresti, del racket che non muore, dell'appello di un magistrato attento ai segnali del territorio, come il procuratore De Francisci, che invita gli edili a essere più presenti sulla strada del rinnovamento tracciata da Confindustria. Sono tutti sintomi che portano a una conclusione obbligatoria: siamo nel momento decisivo della partita. Ci sono state denunce contro il pizzo, ma potrebbero essere di più. La bilancia, probabilmente, segna un sostanziale pareggio. Pina Grassi spera che, un giorno,  possa pendere dalla parte giusta. Intanto denuncia con l'abituale chiarezza: “Esiste una zona grigia tra politici e imprenditori. Certo, non siamo più ai tempi delle lotte di Libero. Almeno si parla della mafia”. Bisogna ascoltarla questa telefonata. E' un discreto manifesto dei tempi. E' un auspicio che non deve essere sottovalutato.

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