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Nel calderone delle nomine Iacp

La carica delle cento poltrone
(Prezzi modici: un milione)


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Il presidente della Regione Raffaele Lombardo

Il presidente della Regione Raffaele Lombardo



Cento poltrone. Costo complessivo stimato: almeno un milione e mezzo di euro l'anno. La Sicilia si appresta a dare il via ad una nuova infornata di lucrose nomine, da varare proprio alla vigilia della campagna elettorale per le Europee di giugno.
Nei prossimi giorni, infatti, il governo Lombardo dovrebbe procedere al rinnovo dei consigli di amministrazione degli Istituti autonomi di case popolari. A denunciarlo sono i deputati regionali del Pdl, Marco Falcone e Pippo Currenti, che contestano all'esecutivo la mancata riduzione del numero dei componenti dei Cda ed il consequenziale spreco di risorse pubbliche.
Nell’isola esiste un ente di edilizia popolare in ogni provincia, eccezion fatta per Catania dove, oltre quello con sede nella città etnea, ce n'è un altro ad Acireale. “Ogni Iacp – sostengono i due esponenti del Popolo delle Libertà - ha ben dieci consiglieri di amministrazione, tra cui un presidente e un vicepresidente, tutti con status giuridico, indennità, diritto all’aspettativa e spese di missione”.
Tre componenti del cda vengono individuati dalla Provincia di appartenenza, altrettanti dai sindacati, gli altri dagli assessorati Lavori pubblici e lavoro, dalle associazioni degli inquilini e dagli ordini professionali. Tabelline alla mano, dunque, in totale i nuovi consiglieri di amministrazione, regolarmente retribuiti e spesati, dovrebbero essere cento. Tutti pronti ad insediarsi nei prossimi giorni, quando saranno ricostituiti i Cda al posto degli attuali commissari unici. Al momento, l'unico ente con un consiglio di amministrazione in carica è Ragusa, tutti gli altri sono gestiti da commissari.
Attraverso la legge 22 del 2008, la Sicilia ha dato un'interpretazione autentica in materia di compensi per i presidenti degli Iacp ed ha stabilito che gli spetta il 75% dell’indennità attribuita al presidente della Provincia, con una riduazione del 10%. A conti fatti, dunque, secondo Falcone “il presidente dell’Istituto palermitano arriverebbe a guadagnare circa 7 mila euro ed il collega di Catania ancora di più, sfiorando gli 11 mila euro al mese”. A tutto questo, ovviamente, si devono aggiungere le spese per il resto del consiglio di amminstrazione, per le strutture, i dipendenti.
“Quella siciliana - denunciano Falcone e Currenti - è un’anomalia rispetto al resto d'Italia, dovuta alla legislazione regionale dell’isola dotata di Statuto speciale”. Nelle altre regioni, infatti, da tempo gli istituti autonomi case popolari non ci sono più, perchè sono stati trasformati in agenzie, con strutture più snelle ed efficaci, dotate di amministratori unici o di Cda ridotti.
“Sarebbe opportuno prevedere un massimo di cinque componenti – sostiene Falcone – Per ridurre i costi è necessario ed urgente varare in Sicilia una riforma di questi enti, rivedendone funzioni e strutture, che oggi sono vecchie, pletoriche e costose. Per questo proporremo un apposito disegno di legge”.
Sulla necessità di una riforma è d'accordo anche l’assessore ai Lavori pubblici, Luigi Gentile, che sostiene di avere messo a punto un ddl che prevede la riduzione a cinque del numero di componenti dei Cda. Il progetto di legge, tuttavia, sarebbe stato temporaneamente messo da parte a causa di altre priorità. Ed in ogni caso, dopo l'approvazione dovrebbe passare anche al vaglio del Parlamento regionale.
In attesa che le buone intenzioni diventino fatti, dunque, ci sono le nomine e le elezioni. La Provincia di Palermo avrebbe già dato la propria indicazione per l’Iacp del capoluogo: Marcello Gualdani, Giuseppe Franchina e Alessandro Castrogiovanni.