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In cinque hanno tentato il suicidio

Palermo, protesta dei rigattieri
Sindaco "prigioniero"a Villa Niscemi


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Tre persone ricoverate in ospedale sotto osservazione e cinque manifestanti che hanno tentato il suicidio, chi cospargendosi di benzina, chi ingerendola e chi cercando di impiccarsi con una catena. E' il primo sommario bilancio delle tensioni seguite alla protesta dei rigattieri che hanno manifestato davanti Palazzo delle Aquile a Palermo dove sei ambulanze, un camion dei vigili del fuoco e un elicottero della polizia sono accorsi. Due gruppi di rigattieri hanno bloccato le vie di accesso al parco della Favorita, creando disagi al traffico. Il gruppo si è ora trasferito a Villa Niscemi dove sono stati bloccati  tutti gli ingressi e le uscite della sede di rappresentanza del Comune di Palermo. 'Prigionieri' all'interno della struttura oltre ad alcuni impiegati, una decina fra giornalisti, cameramen e addetti stampa che avrebbero dovuto partecipare ad una conferenza stampa convocata dal sindaco Diego Cammarata per le 16.30 poi annullata dal primo cittadino. “Non andiamo via di qui se questa situazione non si risolve”, dice Gabriele Dulcetta, il rigattiere 31enne che ieri ha cercato di darsi fuoco all'interno del Municipio. “Abbiamo chiuso il sindaco dentro. Non può uscire se non accetta di parlare con noi – spiega il portavoce dei raccoglitori di ferro e cartone che chiede, per sé e i suoi colleghi,  la regolarizzazione del proprio lavoro – Siamo pronti a tutto senza scontrarci con le forze dell'ordine, siamo  un centinaio disposti ad azioni di autolesionismo. Siamo diventati illegali, perchè adesso con le nuove disposizioni rischiamo l'arresto se fermati mentre trasportiamo rifiuti”. A scatenare l'ira dei manifestanti il mancato incontro tra i capigruppo del Consiglio comunale, il direttore generale del Comune, Gaetano Lo Cicero, ed una delegazione di cenciaioli. All'interno della villa intanto sono arrivati vigili urbani, carabinieri e polizia in tenuta antisommossa. “Da tre mesi queste persone sono esasperate, sfrattate e alcuni di loro vivono anche nelle baracche – spiega Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale Idv – ho provato a sentire i vari capigruppo ma nessuno ha voluto ascoltarli, bisogna convocare subito un tavolo per discutere con loro”.