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Delitto del fiume Oreto

Spunta la pista omosessuale


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Un pensionato tranquillo, vedovo da tanto tempo, che trascorre le sue giornate a fare parole crociate su una panchina di corso dei Mille. Questo era Salvatore Giuliano, l’anziano di 82 anni, ucciso a coltellate alla spalle dell’ex Deposito di locomotive di Sant’Erasmo mercoledì scorso. O meglio, questa era una parte della sua vita, quella alla luce del sole. Scavando nella parte in ombra, però, si finirebbe in ambienti omosessuali, si scoprirebbero relazioni con soggetti emarginati. L’altra faccia – insospettabile – di Giuliano, secondo voci e sussurri. Ed è proprio in quest’altra vita che gli investigatori stanno cercando il suo assassino, probabilmente molto più giovane di lui. Le ipotesi, come spiega il capo della sezione Omicidi della Squadra mobile, Carmine Mosca, sono due: il massacro è avvenuto prima o dopo un rapporto omosessuale oppure prima o dopo una rapina (l’anziano è stato trovato senza il portafoglio).
Dall’autopsia emerge che l’uomo è stato colpito diverse volte con un’arma da taglio (assolutamente compatibile con il tagliabalse rotto in tre parti trovato accanto al cadavere) e che la ferita mortale è quella alla gola, lunga diverse decine di centimetri e profonda quattro, che va da un orecchio all’altro dell’uomo. Ora si aspetta l’esito dei rilievi scientifici effettuati sia sull’arma che sugli abiti della vittima: “Servirà un po’ di tempo – spiega Mosca – ma se c’è stata una colluttazione in questo modo si potranno trovare tracce genetiche, che potrebbero portarci all’assassino. Al momento, sono ancora in corso delle verifiche sulla chiamata anonima con la quale è stata segnalata la presenza del cadavere al 113”.
Ciò che appare sullo sfondo, come sostiene ancora Mosca, è che Giuliano avesse una vita "segreta". L’unica macchia nel suo passato risale al 1997, quando fu denunciato per atti osceni mentre si trovava in un cinema porno, l’Orfeo di via Maqueda. Un dettaglio che ora assume un certo rilievo. Secondo quanto è stato appurato dalla polizia, l’uomo avrebbe avuto un giro di frequentazioni un po’ particolari. In corso dei Mille, aveva fatto amicizia con un gruppo di emarginati, più giovani di lui, ai quali dava anche un mano con la sua piccola pensione. Persone che vivono di espedienti, con difficoltà ad affrontare la vita “normale”, che trascorrono i loro giorni “sull’orlo dello squallore”, per usare le parole di Mosca. “Ma – precisa - l’assassino non è uno di loro”. L’autore del delitto andrebbe cercato in ambienti di “sessualità, omosessuale”, questo pensano gli investigatori. In casa di Salvatore Giuliano, però, non è stato ritrovato nulla che possa portare su questa pista, nessuna traccia di materiale pornografico, per esempio.
Quello dell’ex deposito di locomotive di Sant’Erasmo, dove è stato ritrovato il corpo di Giuliano, è un luogo appartato, a pochi passi dal mare, dalla foce del fiume Oreto. Forse è lì che l’uomo era andato per assopire la sua solitudine, non quella di un anziano abbandonato dalla famiglia, ma quella di un uomo che ha perso la moglie da troppo tempo. Lì è stato rapinato oppure c’è stata una discussione in merito ad un rapporto sessuale. L’assassino ha comunque portato via il portafoglio, ma ha lasciato sul posto l’arma del delitto.