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Terremoti in Sicilia, parla l'esperto

"Sicilia a rischio
ma il controllo è continuo"


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La Sicilia è un territorio ad alto rischio sismico, ma è anche la regione più monitorata d'Italia: ben 80 sono le centraline, sparse nella zona orientale dell'isola e in parte della Calabria meridionale, chiamate a registrare costantemente ogni lieve movimento sismico. "Niente panico" allora, secondo Salvatore Alparone sismologo catanese dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ma "occorre sempre essere vigilanti e prevenire".

I terremoti di ieri registrati nell'agrigentino e nella fascia dei Nebrodi destano allarme?
"L'allarme tra la gente nasce dal fatto che stiamo ancora vivendo il trauma del terremoto in Abruzzo. Le scosse di ieri sono da considerarsi ordinarie, io lavoro sull'Etna ed è il vulcano che desta maggiore preoccupazione, ma il nostro sistema di monitoraggio è continuo e consente di registrare qualsiasi anomalia sul territorio. Se pensiamo che in Italia operano 200 centraline di rilevazione e che solo nella Sicilia orientale e nella parte estrema della Calabria ne sono concentrate ben 80, capiamo subito l'attenzione particolare di cui gode il nostro territori".

Sulle mappe sismiche molte parti dell'isola sono segnate da un bollino rosso che, tradotto, significa  alto rischio. Siamo realmente in pericolo?
"La faglia che noi chiamiamo Tindari-Letojanni attraversa la zona che va dai Nebrodi ai Peloritani, interessa le isole di Vulcano e Lipari fino a collegarsi con la faglia ibleo maltese, questo fa sì che la nostra isola sia costantemente interessata da fenomeni sismici, alcuni percepiti dalla popolazione altri meno, ma l'attenzione è sempre alta soprattutto dopo il terremoto di S. Lucia, nel dicembre del ‘90. Purtroppo mancano sismografi sottomarini: ne abbiamo solo uno nel golfo di Catania e uno nel golfo di Napoli. Quelli per noi sarebbero veramente utili, ma costano troppo".

Cosa succede quando registrate dei movimenti sismici anomali?
"Se l'intensità dell'evento supera il valore 2.5 della scala Richter avvertiamo immediatamente la Protezione civile e allertiamo le prefetture della zona interessata, ma, di solito,  lo facciamo anche per eventi di intensità inferiore. Questo è comunque un periodo ricco di sciame sismico, ma non è preoccupante".

Quante persone sono impegnate per il monitoraggio sismico del territorio?
"A Catania siamo in 120, di cui metà tecnici che si occupano della manutenzione delle centraline e della registrazione dei dati, l'altra metà si occupa di elaborarli e di comunicarli agli enti pubblici. La costa dell'agrigentino invece è monitorata direttamente da Roma".

Ma è veramente possibile prevenire un terremoto?
"Con gli strumenti che abbiamo attualmente a disposizione è impossibile. Non ci riescono neppure i ricercatori russi, giapponesi e americani che sono all'avanguardia in questo tipo di rilevazione e magari anche più abili di noi. L'unica soluzione è prevenire e limitare i danni il più possibile. Questo è quello che è mancato in Abruzzo, mentre da noi qualche precauzione dopo il terremoto del 1990 è stata presa. Ci sono vari corsi di formazione per la popolazione, sul fronte della sicurezza degli edifici siamo messi male, ci vorrebbero sicuramente più risorse".