Live Sicilia

La lettera aperta della vedova Di Salvo

Caro presidente Napolitano...


Articolo letto 886 volte

VOTA
5/5
1 voto

cosa nostra, mafia, omicidio, pci, pio la torre, rosario di salvo, stragi, Cronaca
Caro Presidente Napolitano,
Sono Rosa, la moglie di Rosario Di Salvo, il collaboratore e compagno di cammino di Pio La Torre, assassinato con lui il 30 aprile del 1982. In questi anni ho visto con sgomento un sipario di silenzi e omertà calare sulla memoria di mio marito. Tutti ricordano, giustamente, la nobile figura di Pio La Torre. Ma al tempo stesso dimenticano di parlare di Rosario. Lo citano come un'appendice del dolore, come un'ombra, come qualcuno a cui può essere dedicato un accenno fuggevole, senza entrare nel merito, senza dire chi fosse, senza raccontare ai più giovani quali ideali accompagnarono mio marito verso il suo tragico destino, un destino che conosceva e a cui non volle sottrarsi con la fuga, la scorciatoia dei vili.
Signor Presidente, Rosario aveva scelto di proteggere Pio e di accompagnarlo perché condivideva i suoi passi, i suoi aneliti, le sue lotte. La sua fu la posizione senza compromessi di un militante comunista, di un uomo libero temprato dal fuoco della sua passione civile. Ognuno si ritaglia i ruoli più consoni. Pio La Torre era il valoroso guerriero dei deboli che si esponeva in prima persona per un mondo pieno di giustizia, e Dio sa di quanta giustizia la Sicilia avesse e abbia bisogno! Rosario era il suo angelo custode laico. Era colui che vegliava sulla speranza, restando sempre un passo indietro. Rosario sacrificò la sua famiglia per il suo ideale. Io sapevo che la sua assenza era il frutto di una coerenza ammirevole. E ho imparato ad accettare il dolore, sfrondandolo dalla disperazione. Mio marito ha compiuto la strada fino in fondo. Non abbiamo rimpianti, perché noi, in famiglia, condividiamo i suoi ideali. Le mie figlie sono cresciute nell'assenza del padre, in un lutto che stanno ancora faticosamente rielaborando. Signor Presidente, una memoria più presente e più affettuosa sarebbe una carezza per il nostro dolore sempre presente. Vorrebbe dire che Rosario Di Salvo non è rimasto un'ombra anche nella morte. Anche gli altri devono scoprire quello che noi abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Un uomo coraggioso non muore mai invano. Ma un uomo coraggioso avrebbe diritto a essere ricordato per intero, non come semplice partner di una memoria più grande.
Distinti saluti