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Mafia a Palermo, colpiti affiliati e prestanome

Sequestro della finanza
per oltre 300 milioni


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Oltre 300 milioni di euro fra beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Palermo in esecuzione dei provvedimenti emessi dalla procura della Repubblica del capoluogo siciliano. Si tratta di patrimoni appartenenti a esponenti e fiancheggiatori di Cosa nostra operanti nella provincia palermitana, tra i quali compare anche Salvatore Biondino, l'ex autista di Totò Riina. Le indagini economico-patrimoniali della Guardia di Finanza palermitana hanno riguardato una settantina fra aziende e persone, fra le quali spiccano i fratelli Pipitone e alcuni loro affiliati, tutti accusati di aver operato con l'ex superlatitante di mafia Salvatore Lo Piccolo.

Difficile l'opera di individuazione dei beni sequestrati che ha richiesto una articolata attività di analisi per sciogliere il fitto intreccio di prestanome ai quali erano stati intestati i beni. Fra le molte attività sequestrate dalle Fiamme gialle sono presenti anche esercizi commerciali di frutta e verdura, imprese di trasporto merci su strada, di costruzione edifici, di installazione impianti idraulico-sanitari.

In particolare, nell'ambito dell'operazione "Scanner" sono stati colpiti i patrimoni di mafiosi attivi a Carini e Villagrazia di Carini. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dal sostituto Dario Scaletta, ed eseguite dal Gico, hanno colpito Salvatore Biondino, Salvatore Biondo, Antonino Pipitone, Giuseppe Gelsomino, Vincenzo Collesano, Angelo Conigliaro, Pietro Di Napoli, Salvatore Prano, Francesco Sparacio, Angelo Gallina, Giovan-Battista Pipitone e Francesco Paolo Spinelli, tutti risultati organici o contigui alla famiglia mafiosa di Carini.

Ad Antonino Pipitone, 40 anni, è stata sequestrata una ditta individuale di demolizione e costruzione edifici , 2 appartamenti a Carini, un fabbricato rurale con annessi tre appezzamenti di terreno, sempre a Carini e 2 auto. A Giuseppe Gelsomino,57 anni, di Montemaggiore Belsito, sono state tolte a Palermo due società per la vendita di frutta e verdura e di apparecchi e attrezzature per la telefonia. A Francesco Sparacio, 41 anni, di Carini, 3 terreni e 3 ville, la metà delle quote della società "Fratelli Sparacio srl" per il trasporto merci su strada e l'omonima ditta individuale, a Carini. A Salvatore Prano, 43 anni, di Carini, sequestrati due terreni e due villette abusive, nonchè 2 conti correnti. A Pietro Di Napoli, palermitano di 60 anni, boss della Noce, sono stati sottratti un conto corrente e un appartamento. A Vincenzo Collesano, 56 anni di Palermo, 4 conti correnti, un'auto, un'impresa per l'installazione di impianti idraulici sanitari, 4 appartamenti, un garage e due terreni nel capoluogo siciliano. Ad Angelo Conigliaro, 73 anni, di Carini, sequestrati 6 terreni, 6 appartamenti e 2 magazzini a Carini. A Giovan-Battista Pipitone, 49 anni, di Carini, la "Centro Distribuzione Regionale s.r.l." e la "Sicilia Distribuzione Divisione Logistica s.r.l", a Carini, e un deposito titoli. Ad Angelo Gallina, 66enne di Carini, sottratti l'"Impresa edile Gallina Angelo", e due rapporti bancari. Ai palermitani Salvatore Biondo, 53 anni, e Salvatore Biondino, 56 anni, cinque locali commerciali a Palermo, siti su un terreno intestato a prestanome. A Francesco Paolo Spinelli, palermitano di 50 anni, quote sociali della "Idro Tex S.a.s." e della "Immobiliare Ginevra S.r.l.", entrambe con sede in Palermo. A Vincenzo Curuli, palermitano di 53 anni, la ditta "Ellei Trasporti di Curuli Vincenzo & C. S.a.s.", a Carini, 2 magazzini a Palermo, 3 terreni e una villetta a Carini e 2 conti correnti. A gennaio furono sequestrati a Gioacchino Sapienza, carinese di 50 anni, arrestato nell'operazione "Occidente", 4 aziende, 18 immobili e diverse fuoriserie, per 110 milioni.