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Rivelazioni inquietanti

Genchi choc: "Se mi uccidono
conoscerete la verità"


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Archivio, gioacchino genchi, segreti, Cronaca
"Se uccidono me, probabilmente si aprirebbe un dossier su tutto mio lavoro e allora, veramente, verrebbero fuori grandi segreti. Non mi uccidono, forse c'è qualche polizza assicurativa sulla vita. Io sono una persona molto riservata, ho utilizzato tutte le informazioni in mio possesso per celebrare i processi, per sostenere l'accusa o l'innocenza, ma mai per fare gossip". Lo afferma Gioacchino Genchi, intervistato da Klaus Davi per il programma web 'Klauscondicio'. Un messaggio inquietante rilanciato da agenzie e siti di informazione.  "Chi ha detto che non ho paura? Io non sono disposto ad arrendermi per la paura, ma ne ho, è normale: abbiamo dato ergastoli ogni giorno", aggiunge Genchi spiegando il motivo per cui rifiuta la scorta: "Ho rifiutato qualunque tipo di protezione, innanzitutto per l'indipendenza e libertà mia e della mia famiglia. Sono dei beni che non permetto a nessuno di compromettere, quindi, se i giudici vogliono incarcerarmi o mettermi agli arresti domiciliari, lo facciano pure, ma io non ho intenzione di farlo da me. Queste scorte poi, specie per come vengono scelte, sono solo dei palliativi: se devo farmi la scorta per risparmiare la benzina della macchina o le spese del taxi, allora dico che l'accattonaggio non è mai stato il mio forte".
"Quelli che mi hanno attaccato, che sono in molti, adesso cominciano ad essere preoccupati perché - sostiene ancora Genchi- i documenti dell'archivio andando in mano di altri, basta farne una seconda copia per far si che diventino centomila. Non a caso le più grandi invenzioni della storia sono la fotocopiatrice, il dvd, e le chiavette usb. Fino a quando questi dati erano nel famoso archivio Genchi, pur essendo dati acquisiti, utilizzati e conservati in modo legittimi, come confermato dal Tribunale del riesame di Roma, questi dati erano come in una teca. Cosa ne sarà adesso?".

"Lo Stato spesso ha fatto l'errore di creare dei leader della mafia. Ritengo invece che oggi non ci sia un capo di Cosa Nostra, non credo che ci sia piu' una struttura verticistica nella mafia". Alla domanda su chi sia al vertice dell'organizzazione criminale, Gioacchino Genchi, superconsulente dell'inchiesta Why Not, risponde: "Messina Denaro e' certamente un criminale assassino che ha un grosso potere nella provincia in cui opera, nella zona di Castelvetrano".
"Ritengo che oggi proprio nell'Hinterland del settentrione di Italia ci siano le piu' grosse e pericolose infiltrazioni di cosche mafiose e 'ndranghetiste". Gioacchino Genchi, poi, conferma l'allarme gia' lanciato dalle telecamere di Klauscondicio dal sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia circa il rischio concreto che le organizzazioni criminali possano infiltrarsi nell'Expo e traccia l'identikit delle nuove leve mafiose: "I mafiosi hanno bisogno dei vestiti firmati, del Rolex, vuoi perche' hanno un'opulenza finanziaria che devono necessariamente spendere, vuoi che, per loro, avere questi simboli del potere e' un modo per affermarsi anche all'interno dell'organizzazione. Bisogna pensare che poi subentra anche un certo deficit culturale: molti mafiosi, nonostante il lusso, rimangono semplicemente dei pecorai. Ci sono dei soggetti che non imbracciano le armi, che stanno dietro e che hanno degli studi professionali alle spalle, probabilmente sono anche laureati alla Bocconi, commercialisti che danno un aiuto e spesso possono essere proprio la cabina di regia. Un buon risultato per lo Stato - aggiunge Genchi - sarebbe individuare queste centrali di decisione, perche', quando i mafiosi investono nell'economia, quando acquistano aree edificabili in Lombardia, Trentino, Versilia, si fanno degli accordi economici con imprese che non sono assolutamente mafiose il cui flusso di denaro poi non si puo' piu' definire tale".