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La denuncia di un siciliano

"Io, violentato da un sacerdote"


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cesena, don alvaro, sacerdote boliviano, siciliano, violenza sessuale, Cronaca
Lo avrebbe invitato in canonica con la scusa di una proposta di lavoro, poi lo avrebbe violentato. Don Alvaro Tejada Coca, sacerdote boliviano di 29 anni, è stato arrestato dalla polizia di Cesena con l'accusa di violenza sessuale e lesioni. La vittima è un giovane siciliano di 22 anni, che in questi giorni si trovava a Gambettola, in provincia di Cesena, dai parenti per cercare lavoro in Romagna.

Don Alvaro è in Italia da una decina d'anni e da ottobre presta servizio a Gambettola come cappellano. Il fatto sarebbe accaduto sabato scorso (ma è stato reso noto oggi, dopo la convalida dell'arresto) quando, durante una festa in parrocchia, il sacerdote avrebbe avvicinato il giovane dicendogli che sapeva che era in cerca di un lavoro. Gli avrebbe promesso la possibilità di un'occupazione stagionale nei campi scuola estivi organizzati dalla parrocchia.

Una volta in canonica, però, il prete avrebbe cercato un approccio sessuale che, davanti al rifiuto del ragazzo, è diventato violento, sfociando in un abuso sessuale completo sul letto. Quindi il giovane, traumatizzato, ha raggiunto i familiari e dopo qualche ora ha trovato il coraggio di confidarsi. E' stato portato all'ospedale di Cesena, dove i medici hanno confermato la violenza sessuale subita e le lesioni.

La polizia ha raggiunto don Alvaro nella notte, mentre stava dormendo in canonica e lo ha arrestato per violenza sessuale aggravata e lesioni personali dolose. Il religioso ha ammesso ogni addebito, ma ha escluso la violenza sostenendo che il rapporto con il ragazzo era stato consenziente.

Ma la versione della vittima e soprattutto i referti medici del pronto soccorso non hanno lasciato dubbi agli investigatori coordinati dal pm Fabio Di Vizio. Il sacerdote è stato così portato in carcere a Forlì e sospeso a divinis dal vescovo Andrea Lanfranchi che si è detto addolorato, ritenendosi vittima di quello che è successo, come tutta la comunità diocesana.