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Le motivazioni della Cassazione

Omicidio Campagna, i giudici:
"Così hanno ucciso Graziella"


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graziella campagna, saponara, stiratrice, Cronaca
"La colpevolezza degli imputati"  è stata dimostrata "al di là di ogni ragionevole dubbio dai giudici di merito". Questa è  la motivazione, depositata oggi, con la quale la Cassazione, lo scorso marzo, ha confermato la condanna all'ergastolo, inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello di Messina per i boss Gerlando Alberti Jr e Giovanni Sutera, accusati dell'omicidio di Graziella Campagna, la stiratrice di 17 anni scomparsa la sera del 12 dicembre 1985 in provincia di Messina. Uccisa perché avrebbe scoperto un pizzino compromettente nella giacca di Alberti, che frequentava i luoghi sotto falso nome.

Prove certe e inconfutabili, quindi, secondo i giudici della Prima Sezione Penale che nella sentenza n.20163, nel ricostruire il processo, hanno ricordato come fosse stato fondamentale l'apporto dei collaboratori di giustizia le cui "dichiarazioni sugli autori del delitto e la causale sono adeguatamente riscontrate - scrivono i supremi giudici -  ed il riscontro è nella loro stessa molteplicità e convergenza". Riscontri certi sui colpevoli anche da "oggettivi elementi di prova raccolti nelle prime indagini" e dalla "testimonianza di Santa Curreri, madre della vittima, delle cui dichiarazioni rese nel tempo non si ha ragione di dubitare".

E' stato fondamentale anche il contributo portato dal fratello di Graziella che ha dedicato la vita a trovare gli assassini. Scrivono infatti i supremi giudici di prove certe che sono venute anche dagli "esiti delle private indagini del carabiniere Piero Campagna, fratello della vittima e del contenuto da lui registrato il 4 febbraio 1989 nella lavanderia, che riguarda una conversazione di Agata Cannistrà che conferma l'esistenza del pezzo di carta ritrovato nell'indumento portato a lavare, indirettamente causale dell'omicidio".