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Il gioiello barocco di Serpotta

Le allegorie e i misteri
dell'oratorio di S. Lorenzo


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Dove sarà finita?” Inevitabile chiederselo nel momento in cui si visita l'Oratorio di S. Lorenzo, nel cuore del quartiere Kalsa di Palermo. Il dubbio sull'arcana sorte riguarda la celebre tela “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi”, realizzata da Michelangelo Merisi detto Caravaggio nel 1609 durante il suo breve soggiorno palermitano, commissionata dalla Compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri e collocata sull'altare maggiore dell'Oratorio di San Lorenzo. Nel 1699, Giacomo Serpotta, scultore tra i più illustri del Settecento, inizia a lavorare nel medesimo oratorio, trasformandolo, con i propri stucchi, in un gioiello barocco, emblema di meravigliosa armonia, tempio dell'allegoria.

[video width="320" height= "240]http://www.youtube.com/watch?v=FnzeS2GdG-U[/video] Nel forgiare le figure alle quali intende dar vita, lo sguardo del Serpotta è sempre rivolto a quella tela: è con essa che dialogano i soggetti che va modellando nel pieno della propria maturità artistica ed espressiva, creando una vicendevole attribuzione di significati tra stucco e immagine pittorica, che concorrono sinergicamente a rendere il luogo in cui sono collocati magico per oltre due secoli e mezzo. Improvvisamente accade qualcosa: nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 la Natività viene trafugata, la conversazione è interrotta, le allegorie rimangono sole...

Nasce una vasta aneddotica circa il destino della tela caravaggesca, molte le ipotesi, alcune favolistiche, altre inquietanti: oggetto di baratto nell'ambiente del narcotraffico, scendiletto del collaboratore di giustizia Marino Mannoia, polvere tra le macerie del terremoto dell'Irpinia... Per fortuna i ricordi non muoiono, anche se legati a qualcosa che non è più tangibile.

Alla fine del 2008 l'Associazione Amici dei Musei Siciliani, responsabile della gestione dell'Oratorio di S. Lorenzo, regala alla cittadinanza palermitana una grande emozione, ricollocando, sull'altare maggiore, una stampa digitale del dipinto trafugato, impressa su tela pittorica e realizzata sulla base di una fotografia scattata all'originale nel 1967 da Enzo Brai. E allora? Niente altro che un surrogato, forse alcuni penseranno...Sicuramente ci permetterà di non dimenticare.

Non è certo poco...