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Intervista a Di Lello, componente del pool

"Quei falsi amici
di Giovanni Falcone"


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giovanni falcone, giuseppe di lello, paolo borsellino, Cronaca
Giuseppe Di Lello è un'ombra discreta e gentile. Si è staccato dalla scorza delle celebrazioni retoriche di Capaci e via D'Amelio. Magistrato, figura di primissimo piano del pool antimafia. Nella ricorrenza delle strage di Capaci sarà in Abruzzo, nella sua terra, a parlare di legalità. “Una scelta giusta”. Con livesicilia.it, chiacchiera durante il viaggio. Parla di Falcone, della quota di melassa che si riversa sugli anniversari e dell'indipendenza della magistratura. Non sono, in fondo, argomenti distanti.


Dottore Di Lello, cominciamo con l'amarcord. E' vero che lei una volta firmò delle carte in pigiama per la fretta, ai margini di un famoso blitz.
“Ma quando mai, questa cosa l'ha sussurrata Ayala (nel suo ultimo libro). E' vero che mi vennero a prendere i carabinieri perché era necessario sbrigarsi e io pensavo di avere tempo fino alla mattina dopo. Però ero vestito”.
Lei dà l'idea di starci a disagio nelle celebrazioni. Di essere lontano.
“Sì, mi sento lontano. Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano persone lontane dalla retorica. Vero, la memoria è necessaria. Io sono in Abruzzo, parlo di legalità. Mi sembra un modo migliore per ricordare”.
Quanti compagni di viaggio dietro il feretro di Falcone. Quanti lo avversarono in vita...
“Da una parte certa politica con la sua doppia morale. Dall'altra certe manifestazioni sguaiate alla Grillo. Giovanni era un onesto e misurato uomo delle istituzioni, non vi si sarebbe riconosciuto”.
Tanti hanno fatto carriera postuma all'ombra di quel nome.
“Diciamo che si sono riscoperti amici di Falcone e non lo erano mai stati. Lui non può più contraddirli”.
Fu una stagione indimenticabile.
“Furono due omicidi centrati dalla mafia. Con Falcone e Borsellino Cosa nostra tolse di mezzo due colossi. Se fossero rimasti vivi, avrebbero realizzato tanto di più”.
Forse, oggi, sarebbero annoverati alla voce 'toghe non allineate'.
“Avrebbero saputo reagire, forti del loro consenso. Purtroppo oggi, con tutti i suoi difetti e le sue clientele, c'è rimasto solo il Csm a difendere i magistrati. Infatti, vogliono zittirlo”.