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17 anni dopo la strage di Capaci

I frutti dell’antimafia in piazza
A Palermo il villaggio della legalità


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23 maggio, borsellino, falcone, palermo, piazza, villaggio legalità, Cronaca
Ad accogliere i primi curiosi sono gli sguardi intensi e i volti sereni di chi con dignità aveva deciso di combattere la mafia pagando il prezzo più alto, in anni in cui solo la parola “pizzo” era un tabù impronunciabile. Nei pannelli esposti nella centralissima piazza Politeama a Palermo, le foto che ritraggono Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino delimitano i confini del “Villaggio della legalità” , una piazza che fino a domani sera cercherà di far conoscere il volto concreto e solare della lotta alla mafia. Dalle testimonianze delle associazioni alle esibizioni delle forze dell’ordine, ai libri contro la criminalità organizzata. Qui il presidente del Senato è arrivato alla vigilia del 17esimo anniversario della strage e ha appeso un “pizzino” all’ “Albero Falcone”: un albero di limoni che ricorda quello posto davanti la casa del magistrato ucciso e che, come quello, ha i rami già pieni dei biglietti e dei pensieri che studenti e semplici passanti stanno appendendo in queste ore. “La mafia è il male assoluto che schiaccia ogni forma di libertà. Le forze dell’ordine, la magistratura e gli stessi siciliani stanno sconfiggendo la mafia. Mai fermarsi: sempre avanti con coraggio e fiducia”, è il testo di quello scritto da Schifani, che ha inaugurato il villaggio. Il presidente ha poi sottolineato che “Denunciare è un preciso dovere che i siciliani cominciano a sentire, non è soltanto un comportamento eticamente corretto, è di più: significa vivere dentro lo Stato, credere nello Stato, contribuire alla rinascita di questa terra”. “E’ estremamente rilevante - ha detto - che dopo la confisca dei beni mafiosi, la loro gestione da parte dello Stato venga sottoposto a controlli e verifiche stringenti al fine di evitare che gli stessi soggetti cui sono stati sottratti i beni possano ritornarne in possesso”. E i prodotti delle terre confiscate alla mafia sono offerti in degustazione e in vendita al pubblico, per “Mostrare i frutti dell'impegno di chi ha perso la vita per il grande ideale di una Sicilia libera – ha detto Giovanni Avanti, presidente della Provincia e che ha promosso la manifestazione - Nel Villaggio diamo spazio alla nuova coscienza civile che negli anni e' maturata anche nelle giovani generazioni e diamo un forte segnale proprio ai ragazzi”. Presenze simboliche ma anche concrete, come l'Antica Focacceria San Francesco, di Vincenzo  Conticello, lo stand di AddioPizzo, Libera, del “Parlamento della Legalità”, del carcere Pagliarelli, con i prodotti realizzati dai detenuti per agevolarne il reinserimento in società. E ancora le esibizioni delle unità cinofile della Polizia  e delle Fiamme gialle, con gli artificieri antisabotaggio dei Carabinieri. A completare il tutto, il racconto di chi ha lavorato nelle cooperative sui terreni confiscati, nonostante le intimidazioni, le minacce, i mezzi bruciati in modo vigliacco, le difficoltà e le resistenze iniziali.
“Non mi piace pagare il pizzo perché è una rinuncia alla mia dignità di imprenditore”, diceva Libero Grassi. Oggi quella frase può diventare un patrimonio condiviso e un esempio concreto, da portare avanti al di là delle parole e delle frasi di circostanza, magari proprio da chi allora, era appena un ragazzo.
 




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