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Crisi alla Regione

Nuovo governo: chi esce e chi entra


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Raffale Lombardo ha deciso di abbattere la giunta regionale sempre più pericolante, ma sulle scelte che farà per ricostruire la casa venuta giù dopo una serie di interminabili scosse telluriche non c’è ancora certezza. Su quali mattoni e quale cemento utilizzare per tenere su il nuovo esecutivo in queste ore si rincorrono nomi ed ipotesi.
L’invito alle dimissioni rivolto dal presidente della Regione ieri sarebbe stato accolto soltanto da alcuni assessori, in alcuni casi papabili per la riconferma. Ad esempio, il fedelissimo Massimo Russo, l’ex magistrato scelto come tecnico per dare una svolta alla sanità siciliana, Michele Cimino e Titti Bufardeci, esponenti del Pdl della corrente di Gianfranco Micciché, ed, ovviamente, gli esponenti dell’esecutivo appartenenti all’Mpa, Roberto Di Mauro e Giuseppe Sorbello.

Altri, invece, hanno aspettato le direttive del partito. “Non mi sono ancora dimesso - ha affermato nel primo pomeriggio Carmelo Incardona, ex esponente di An protagonista di uno scontro con Lombardo sulla formazione professionale - Aspetto che sia il partito a prendere una decisione”. Ed al termine di un vertice romano sulla situazione politica in Sicilia, il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, ha dato l’indicazione attesa: “Gli assessori aspetteranno il decreto di revoca delle deleghe da parte del governatore”.
A margine di un’iniziativa svoltasi a Catania, Castiglione ha aggiunto che solo “dopo il Pdl farà una valutazione sul possibile scenario futuro”. Tuttavia, le sue parole non chiudono la porta al dialogo. “Faremo tutti gli sforzi possibili per parlare di programmi e agenda di governo – ha detto conciliante - così come da noi sollecitato”. Poi il rappresentante del Pdl, in rapporti non idilliaci con Lombardo, fa un’analisi: “C’è stata un’accelerazione dovuta alla campagna elettorale: i siciliani hanno capito il nostro progetto elettorale e quindi c’è qualcuno che ne teme le conseguenze politiche”. In altre parole, il sospetto è che l’accelerazione del crollo dell’esecutivo sia legata alla difficoltà dell’Mpa di superare lo sbarramento al 4% alle elezioni europee. In ogni caso, il portavoce del Pdl “esclude il ricorso ad elezioni anticipate” ma giudica “non perseguibile l’ipotesi di un governo istituzionale”.
Idea ‘milazzismo’ bocciata anche dal co-coordinatore Domenico Nania: “Non credo sia possibile in un sistema bipolare. Visto che Lombardo ha già chiarito che non intende aprirsi a sinistra dobbiamo incontrarci per parlare sul da farsi e sul programma di governo”.

Nemmeno Pippo Gianni, esponente dell’esecutivo in quota Udc, intende dimettersi. “Perché dovrei farlo io? – chiede - Comunque, ho formalizzato le dimissioni dalla giunta al segretario del mio partito, sarà lui a decidere. Ma ho anche detto che secondo me dobbiamo chiedere che sia lui a revocarci. Se lo fa tra dieci giorni dirò quello che penso di questi dieci mesi di amministrazione”.
Intanto, si rincorrono le ipotesi su chi dovrebbe restare fuori dall’esecutivo in caso di rimpasto. Dati in uscita il titolare all’Agricoltura, Giovanni La Via, vicino a Castiglione, il collega con delega ai Beni Culturali, Antonello Antinoro, recentemente raggiunto da un avviso di garanzia per voto di scambio, Carmelo Incardona, responsabile della Formazione professionale, e ancora Pippo Gianni, assessore all’Industria, e quello alla Famiglia, Francesco Scoma.

Tra i nomi dei possibili nuovi volti del governo Lombardo bis, al momento, nessuna indicazione certa. La quota dei politici potrebbe essere ridotta a soli quattro esponenti, mentre aumenterebbero ad otto i cosiddetti tecnici.  Tra i papabili il segretario regionale dell’Mpa, Lino Leanza, o l’ex presidente dell’Ars, Guido Lo Porto. “L’azzeramento della giunta mi pare un fatto assai importante e clamoroso – commenta l’esponente del Pdl di provenienza An – un governo che esplode in questo momento rivela una condizione politica di assoluta inattuabilità”. Lo Porto riconosce a Lombardo il merito di volere “portare avanti un progetto innovativo che contrasta con la filosofia della conservazione”. Insomma, per Lo Porto “ci vuole uno scenario completamente nuovo, un cambiamento di squadra radicale individuando poche cose, essenziali e importanti, da seguire”. La possibilità di un ingresso in giunta non viene esclusa da Lo Porto: “In questo momento è un’ipotesi immatura, vedremo”.

In lizza, poi, ci sarebbe anche il vice presidente dell’Ars, Santi Formica. Infine, poi potrebbe essere individuato un nome non sgradito al Pd, come l’economista Mario Centorrino, l’ex senatore Ludovico Corrao, che della stagione del milazzismo fu protagonista, e  l’ex presidente della St Micoelectronics, Pasquale Pistorio. In corrsa, infine ci potrebbe essere anche un esponente del mondo sindacale.
I vertici regionali dei Democratici, tuttavia, smentiscono qualsiasi ipotesi di accordo ed hanno convocato per mercoledì prossimo i suoi organismi dirigenti per fare il punto sulla crisi alla Regione.