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Parla il coordinatore nazionale del Pdl

Il diktat di Bondi al governatore:
"O con noi o contro di noi"


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Il diktat arriva in tarda mattinata direttamente da Roma. A dettare la linea del Pdl sulla crisi del governo regionale è Sandro Bondi, coordinatore nazionale del partito. Un messaggio che non sembra lasciare margini di trattativa.
“Se Lombardo vuole rafforzare la coalizione di centrodestra – sostiene - come ha dichiarato, e rispettare il patto elettorale con i siciliani, il Popolo delle Libertà farà la sua parte. In caso contrario, chiederemo ai siciliani di attribuire al voto che esprimeranno tra dieci giorni una doppia valenza, quella di carattere europeo e quella di una scelta tra il Pdl e lo stesso Lombardo”.

Indicazione netta che boccia l’ipotesi di un esecutivo da fare “con chi ci sta” ricorrendo a larghe intese e al sostegno di pezzi del partito. Il ministro ai Beni culturali non nasconde il fastidio causato dalla mossa a sorpresa del presidente della Regione. “In una competizione elettorale in cui il Pdl è impegnato contro la sinistra del Paese – ragiona - Lombardo non trova di meglio che azzerare la giunta di centrodestra e fornire un assist alle opposizioni”.
Posizione inaccettabile, per il braccio destro di Berlusconi, che rischia di mettere l’Mpa fuori dalla coalizione e concretizza il ricorso ad elezioni anticipate.

“Quanto sta accadendo – aggiunge Bondi - conferma le preoccupazioni che indussero il comitato di presidenza del Pdl a chiedere un chiarimento sulle reali intenzioni del governatore siciliano, e assume una dimensione nazionale. Il suo comportamento rischia di determinare un allontanamento del Movimento per le Autonomie dalla coalizione di centrodestra che Lombardo deve dimostrare di non volere. Il governatore assuma una posizione chiara nei confronti del Pdl, che non permetterà collaborazioni spontanee e fuori dalla logica unitaria di partito”.
Quindi, per Bondi o si sta con tutto il Pdl o si sta fuori dall’alleanza. Dichiarazioni rafforzate da Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, che, pur tenendo in considerazione “la specificità siciliana”, avverte: “Se si mette in discussione la maggioranza stessa, si mette in discussione il risultato che ha portato Lombardo ad essere eletto presidente della Regione”.

L’indicazione viene immediatamente raccolta dai coordinatori regionali, Giuseppe Castiglione e Domenico Nania: “Il Pdl risponderà in maniera unitaria e non consentirà incursioni che puntino a costruire una giunta con pezzi del Pdl. Se saremo in un’altra giunta Lombardo ci saremo come Pdl, con una linea unica, non con pezzi del partito. La linea di Roma e quella siciliana sono unitarie. Noi vogliamo la soluzione migliore possibile e contiamo di arrivarci senza altri scontri, che non ci interessano”.
Possibili fughe vengono giudicate “errori”. “Chi si lascerà lusingare da un preteso disegno autonomistico - aggiungono – offrirà sponda per la riedizione di passate esperienze trasformistiche che mira a frantumare il partito”. Insomma, per i due leader del Pdl siculo la “decisione unilaterale del presidente Lombardo apre una fase dall’esito incerto ed imprevedibile”.
Del pericolo di “trattative private” che “avvelenano il clima politico” parla, infine, Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati del Pdl, che sollecita un intervento diretto del premier. “Un’iniziativa opportuna per impedire trattative private che avvelenano il clima politico regionale - dice - e per mantenere il dialogo con l’Mpa che bisogna dissuadere dall’errore fatale, sul piano politico e culturale, di intraprendere la strada senza ritorno di un sicilianismo antinazionale che nella storia dell’isola ha avuto sempre esiti politicamente tragici”.
Affermazioni che incideranno sulle difficili trattative che proseguono in queste ore per mettere insieme un governo Lombardo bis.