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Lollo Franco e la morte della figlia

"Una fondazione per amore di Malvina"


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In fondo a una strada di sassi e alberi, c’è la casa dei sogni che il Maestro Lollo Franco ha voluto costruire e donare con tutto se stesso a Palermo. Villa Pantelleria risplende in un pomeriggio d’estate e di quasi maschere, mentre fervono gli accorgimenti per preparare la stagione teatrale. Luogo fertile, simbolo di generosità, dimora di un artista che ha recuperato un rudere e ne ha fatto una fornace di visioni, con palcoscenico e attori. Il Maestro Lollo Franco è qui, al centro della sua scena. Parla per la prima volta di Malvina, l’adorata figlia uccisa da uno choc anafilattico. Ne parla per amore. Per il suo amore di padre, capace di donarsi pure nella tragedia. Per l’amore di tanti che amavano i sorrisi di Malvina e perciò li hanno appesi da qualche parte, ad asciugare, per non scordarli più. Niente domande da giornalisti. Su argomenti tanto seri risulterebbero irrimediabilmente stupide. Solo la voce di un padre. L’unica voce di Lollo Franco. Senza interruzioni. Eccola.
“I miei figli, Nicola e Malvina, non ho voluto spingerli verso il teatro e loro hanno scelto altre strade. Ho tenuto la mia famiglia al di sopra di tutto. E’ stata mia moglie a seguire i ragazzi. Questa cosa che è successa mi ha cambiato. Mi ha segnato e mi segnerà per il resto della mia vita. Non sono più lo stesso, ho perso tutta la mia arroganza. Di Malvina mi manca la gioia di vivere. Mi mancano la sua bontà, la sua generosità, la sua allegria, la sua ironia. Mia figlia era un vero capobranco. Aveva il suo modo di essere, il suo sorriso, i suoi occhi. Noi abbiamo donato gli organi, ma gli occhi no. I suoi occhi appartenevano alla sua anima. Io e mia moglie creeremo una fondazione per Malvina. La presenteremo il sette, l’otto e il nove giugno, qui a Villa Pantelleria. Saranno tre serate di musica, danza e spettacolo, con artisti italiani. L'incasso sarà devoluto alla fondazione che si occuperà di questioni scientifiche, di allergie, di ricerca sullo choc anafilattico. Si occuperà di bambini e di animali. Malvina amava moltissimo gli uni e gli altri. Volevo prendere un cane per Villa  Pantelleria. E lei mi ha detto: ‘Papà, prendi un canuzzo, ma non di razza. Prendilo bruttino e un po’ malatino. Così potrai curarlo’. Ora, non c’è un attimo, un solo attimo, al giorno che io non stia con mia figlia o che non pensi a lei. Malvina è sempre con me. Questo mi dà sollievo e, al tempo stesso, mi distrugge. Non posso toccarla più. Non posso abbracciarla più. La rivedo in continuazione nei suoi gesti più semplici, nel suo sorriso. Il tempo non mi guarirà mai. Da giovane e da uomo, ho studiato a lungo la tragedia. L’ho interpretata. Soltanto adesso ne capisco l’intimo significato. E non c’è fede o ragione che possa sollevarti. Mi manca il sorriso, mi manca il profumo, mi manca il suo esserci e riempirmi la casa con sua madre e suo fratello. Se continuerò il mio mestiere di attore, non subito, sarà solo per lei. Era molto precisa nei giudizi e le piaceva quello che facevo. Non è naturale perdere una figlia. La morte di un padre e di una madre appartengono alla natura. Perdere un figlio è un evento indescrivibile. Ho chiesto sempre a Dio: se deve succedere qualcosa, succeda a me, non ai miei figli. Non sono stato esaudito. Ho almeno una speranza. Spero che Malvina resti nella mente e  nel cuore di tutti”.
Solo la faccia che accompagna le parole non si può dire. La faccia di Lollo Franco si contorce, grida tutto il suo amore. Chi scrive non la dimenticherà mai.