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L'imputato è un importante manager della Sanità

Perseguitata dopo il rifiuto:
"La mia vita è diventata impossibile"


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Si è aperto davanti il giudice monocratico del tribunale di Palermo un processo per "stalking", anche se all'epoca dei fatti il reato non esisteva, per cui si procede per ingiuria, molestie e violenza personale. La donna accusa l'uomo di avela seguita ovunque, anche a mare, oltre ad aver compiuto diversi danneggiamenti alla sua auto. E sul parabrezza messaggi chiari: "Ti renderò la vita un inferno"

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Cronaca, molestie, palermo, stalking, Cronaca
"Questa donna appartiene a me", "Se ti vedo con un altro ti ammazzo", "Ti renderò la vita un inferno". Messaggi chiari, lasciati sul parabrezza della macchina. Ma anche pedinamenti e molestie: l'impossibilità di fare due passi senza trovarselo tra i piedi o, peggio, alle spalle. Nei negozi. Per strada. Ovunque. E ancora, specchietti rotti, gomme forate. E' questo il calvario che una quarantenne avrebbe subito per circa tre anni, solo perché l'uomo col quale aveva avuto una relazione non si rassegnava alla fine della loro storia. Non accettava di essere tagliato fuori dalla sua vita. E allora avrebbe iniziato a perseguitarla, invadendola quella vita, cercando di entrarci a tutti i costi.

Non siamo nei bassifondi di Palermo. Anzi. Il presunto molestatore è un importante manager della sanità siciliana e calabrese. Lei lavora nel settore amministrativo di una delle aziende che lui ha diretto. Gli elementi ci sono tutti per parlare di stalking, ma i fatti risalgono al periodo antecedente alla legge in materia, per cui il professionista è al momento imputato di ingiuria, molestie e violenza personale. Vista la gravità dei fatti, però, al momento del rinvio a giudizio, nel febbraio del 2008, il gip ha disposto il divieto di dimora a Palermo per il professionista. Un provvedimento molto pesante, raramente applicato in passato su questi casi.

Qualche giorno fa, davanti al tribunale monocratico, si è aperto il dibattimento. E la vittima, una quarantenne separata, con un figlio di 17 anni, ha raccontato quello che sarebbe stato il suo calvario. "Ci siamo conosciuti nel 1997 - ha spiegato la donna - lavoravamo nella stessa azienda sanitaria, anche se con mansioni diverse. La nostra relazione è iniziata nel 2000. Ci sono stati momenti di alti e bassi, finché, tra il 2003 ed il 2004, ho deciso di interrompere il rapporto. Litigavamo e soprattutto lo trovavo ambiguo. Molto possessivo nei miei confronti, ma poi poco chiaro circa la sua situazione personale, era separato. Io sono stata comunque molto chiara sin dall'inizio, cercando di spiegargli che era meglio così per entrambi e tentando di mantenere un rapporto civile con lui. Ma non si rassegnava e davvero la mia vita è diventata impossibile".

La donna ha riferito dei bigliettini minacciosi che l'uomo le avrebbe lasciato sul parabrezza dell'auto, ma non solo. "Passava giornate intere posteggiato sotto casa mia - ha spiegato - non ero libera neppure di uscire. Quando poi ci riuscivo me lo ritrovavo ovunque: al panificio, al supermercato, in libreria, persino al mare ed anche fuori dalla Sicilia, perché conosceva i posti che frequentavo. Così, ad esempio, sono arrivata ad andare al mare in bicicletta perché non potesse seguirmi, a fare spostamenti in taxi. E' capitato spesso, inoltre, che mi speronasse con la sua auto, tagliandomi la strada. Inoltre, la mia macchina è stata ripetutamente danneggiata: specchietti rotti, rigature, acqua nel serbatoio e gomme forate. Regolarmente mi ritrovavo la mattina con i pneumatici sgonfi. Tanto che, per disperazione, ho dovuto prendere un box in affitto. Ma i danneggiamenti continuavano, non più sotto casa, ma davanti all'ospedale in cui lavoravo: un giorno l'ho persino visto mentre rigava la mia auto con un chiodo. Cercava poi continui pretesti per mettersi in contatto con me, anche sul luogo di lavoro. Mi mandava fiori che io non gradivo. Faceva persino scenate per strada, inginocchiandosi davanti a tutti o aggredendomi verbalmente...Insomma, una situazione davvero insostenibile". Che, ad un certo punto, è vacillata. "Lui ha avuto il coraggio di denunciarmi per minacce - ha raccontato la donna - un vero e proprio paradosso. Allora, visto che tutto questo pesava anche su mio figlio, ho deciso di denunciare tutto a mia volta".

Sul caso ha indagato la sezione Reati sessuali della squadra mobile di Palermo. Gli investigatori hanno seguito i due per diversi mesi ed avrebbero anche scoperto che il professionista aveva molestato e pedinato altre sue ex, compresa la moglie. Nessuna di loro, però, ne ha mai fatto denuncia. Nel 2008 arriva così per il manager il rinvio a giudizio ed il divieto di dimora. Qualche giorno fa anche il processo.