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Le nostre prigioni

Il problema dei rifiuti umani


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carcere, radicali, roberto puglisi, Cronaca
Il carcere non è un argomento popolare. Solo quei matti dei radicali se ne occupano con la coscienza civile di una denuncia perenne. Per il resto, la cella è uno dei tanti terreni di scontro della politica a caccia di consensi e non di soluzioni. Due diverse retoriche si contendono la tunica del poverocristo recluso oltre le sbarre. C’è la retorica forcaiola che anela torture, gogne, ceppi e sofferenze assortite, come se non avanzassero quelli che già ci sono. C’è la retorica buonista che spande lacrime, raccontando la favola di un mondo in cui ogni redenzione deve essere possibile e immaginando giardini fioriti al posto delle celle. La prima sotterra la rieducazione. La seconda dimentica la colpa. E nessuno mette il dito sulla piaga concreta. Nessuno – né gli amici del boia, né i cantastorie – si prende la briga di affrontare la questione sul serio. Il risultato? Le carceri siciliane sono un abisso di soprusi e di violenze che spesso travalicano le misure di dignità e decenza stabilite dalle leggi e dalla Costituzione. Non lo diciamo noi. Lo dice l’ufficio del garante per i diritti dei detenuti che ha varato da tempo una specie di lista nera dei penitenziari. Spiccano, nella speciale classifica, l’Ucciardone di Palermo, gli ozi della galera di Piazza Lanza a Catania e l’orribile prigione di Favignana. Noi ricominciamo a martellare sulla questione carceraria, sfidando la leggerezza dell’estate. Martelleremo sull’illegalità delle carceri. Picchieremo a mani nude sulle sbarre, cominciando dalle condizioni del penitenziario di Marsala. Non siamo boia e non siamo buoni. Pensiamo che “le prigioni” formino una questione che interpella tutti. Vorremmo che, per la galera, ci fosse lo stesso clima armonioso di concordia messo in campo per risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli e a Palermo. Cos’altro è il carcere se non un cassonetto stracolmo di persone che gli altri considerano soltanto rifiuti umani?