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Si scrive Europa, si legge Regione


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In Sicilia la sfida per l'Europa si è trasformata in un duello all’ultimo sangue per misurare la forza dei partiti della maggioranza e per calibrare la composizione del governo Lombardo bis (nella foto il presidente della Regione). Un esecutivo azzoppato, rimasto incompleto proprio in attesa dei risultati elettorali del 6 e 7 giugno e del successivo chiarimento con gli alleati della maggioranza, affidato, prima di tutto, all’annunciato incontro tra il capo dell’Mpa e Silvio Berlusconi.
In trepida attesa dell’esito della consultazione, quindi, è soprattutto il presidente della Regione che, con la sua lista dell’Autonomia, deve superare lo sbarramento del 4 per cento. Un risultato raggiunto senza difficoltà in Sicilia, dove l’Mpa ottiene  percentuali a due cifre, ma che diventa arduo in tutto il territorio nazionale, nonostante l’inedita alleanza con l’estrema destra di Francesco Storace, con i centristi di Francesco Pionati e con il Partito dei pensionati. Per questo, Raffaele Lombardo ha puntato alla massima visibilità mediatica, soprattutto nelle ultime settimane. Se la soglia minima prevista non dovesse essere raggiunta, infatti, gli alleati del centrodestra alla Regione potrebbero presentare il conto al capo dell’esecutivo e arrivare perfino ad elezioni anticipate.
Le premesse, a base di continue accuse reciproche con Udc e Pdl, ci sono tutte, anche se in questi giorni le ostilità sono cessate e i toni dello scontro interno al centrodestra appaiono decisamente affievoliti.
Al fianco di Raffaele Lombardo, comunque, resta certamente Gianfranco Micciché, sul piede di guerra per l’egemonia interna del Popolo delle Libertà ed in aperto contrasto sia con il coordinatore regionale, Giuseppe Castiglione, che con la corrente del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del presidente del Senato, Renato Schifani. E’ stato proprio il sottosegretario ad affermare, qualche settimana addietro, che “per il Pdl le elezioni europee, saranno una sorta di congresso virtuale. Invece delle tessere ci sono i voti. Chi vince, vince; chi perde, perde. Chi vota Cimino vuole un percorso, chi vota Iacolino ne vuole un altro, chi vota La Via, un altro ancora”.
Uno scontro sempre più evidente sul quale, nel post elezioni, è atteso il verdetto di Silvio Berlusconi, che ieri ha ribadito la sua immutata amicizia nei confronti di Raffaele Lombardo e si è detto certo che i dissidi, confinati in un ambito locale, saranno risolti. In calendario, probabilmente per mercoledì, c’è già un incontro con il leader autonomista. Il Pdl siciliano, nonostante gli scontri interni, punta a conquistare l’egemonia alle europee. I sondaggi, infatti, attribuiscono ai pidiellini oltre il 50 per cento delle preferenze.
Rinviata all’8 giugno anche la ricomposizione con l’Udc. Il partito di Tòto Cuffaro, messo sempre più ai margini nell’attività amministrativa, al momento risulta emarginato anche dalla giunta regionale appena varata. Non a caso, prima che scattasse il silenzio stampa, Toto Cordaro, esponente dello scudocrociato, ha lanciato l’ultima battuta al vetriolo contro l’Mpa. “La lista Storace-Lombardo è solo un cartello elettorale fatto da persone che non hanno nulla in comune – ha detto – e gli ultimi sondaggi che abbiamo danno una sonora sconfitta agli autonomisti”. Si vedrà se dopo il 7 giugno si arriverà ad una ricomposizione anche con gli esponenti dello scudocrociato, magari con l’assegnazione dei posti ancora vuoti nell’esecutivo.
Appare improbabile, invece, anche alla luce dei segnali distensivi delle ultime ore nel centrodestra, l’ipotesi di una rottura definitiva tra le forze della maggioranza ed il ricorso ad alleanze trasversali che coivolgano anche il Partito democratico. Per il momento, infatti, il Pd ha ribadito che mantiene il suo ruolo di opposizione.