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Operazione "Favarella"

Droga, i genitori denunciano
Otto arresti nel Palermitano


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droga, spaccio, stupefacenti, Cronaca
I carabinieri del Gruppo di Monreale hanno esegueito otto ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e tre agli arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Termini Imerese nell'ambito dell'operazione dei Carabinieri che ha consentito di disarticolare una banda, dedita allo spaccio di droga ed a reati contro il patrimonio, che operava a Trabia, nel palermitano. Altre quindici persone sono finite sotto inchiesta mentre un centinaio sono state segnalate alla prefettura di Palermo. Complessivamente e' stato sequestrato un chilogrammo di droga, tra hashish, marijuana e cocaina. Scoperti, inoltre, decine di furti.
In carcere e' finito Fabio Quartararo, 30 anni, di Villabate, indicato come la principale fonte di approvvigionamento della droga. Sarebbe stato lui a fornire la sostanza stupefacente a Roberto Lo Bono, 35 anni, finito ai domiciliari, ed a Sergio La Bua, 26 anni, e Vincenzo Ponziano, 30 anni, entrambi arrestati, tutti di Trabia, che provvedevano a distribuirla ai pusher.
Invece, all'attivita' di spaccio ed al trasporto pensavano poi Santo Turturici, 23 anni, di Trabia, Massimiliano Ponziano, 28 anni di Termini Imerese, Calogero Burrafato, 24 anni di Trabia e Giuseppe Campisi, 25 anni di Trabia, destinatari i primi due della misura cautelare della custodia in carcere e gli ultimi due degli arresti domiciliari.
La droga veniva spacciata nella piazza principale del paese, detta "Favarella", luogo di ritrovo dei giovani. Veniva acquistata a Palermo, quotidianamente. Quantitativi modesti, nell'ordine della decina di grammi, cosi' da piazzare subito lo stupefacente sul mercato di Trabia ed evitare arresti in caso di controlli da parte delle forze di polizia, come avvenuto in piu' occasioni.
Nell'ambito della stessa attivita' investigativa e' emerso, inoltre, che Vincenzo Ponziano era dedito alla commissione di reati contro il patrimonio in concorso con Massimiliano Ponziano, Calogero Burrafato e Giuseppe Campisi. I proventi dell'attivita' criminale venivano impiegati per l'aquisto della droga.
Numerosi, secondo quanto accertato dai carabinieri, i colpi messi a segno dalla banda criminale: dal furto di carciofi e agnelli, al furto di rame, di ciclomotori, di auto, di parquet. E' stata accertata anche la commissione di furti aggravati di gasolio, mediante la sottrazione di carburante dai serbatoi, ai danni di mezzi dell'Ato rifiuti.
I militari hanno scoperto anche una frode ai danni del Sert. In pratica, i componenti la baanda dovendosi sottoporre a visita con conseguenti esami di urina, per riottenere la patente di guida, avrebbero raggirato i controlli consegnando per le analisi l'urina di bambini, preventivamente inserita in profilattici occultati nella patta dei pantaloni.
Inoltre, nell'ambito dell'attivita' investigativa, e' anche emerso che il capo del gruppo avrebbe iniziato ad analizzare l'attuale posizione di debolezza della mafia, tessendo le lodi della mafia di una volta, affermando che i tempi erano ormai maturi per inserirsi nel circuito mafioso. Commentando la fiction sul Capo dei Capi, avrebbe fatto riferimento alle modalita' con cui Salvatore Riina e i corleonesi, partendo da posizioni di iniziale debolezza, avevano via via scalato le gerarchie mafiose divenendo i Capi dell'intera Cosa Nostra.
L'indagine ha avuto inizio anche grazie alle lamentele di numerosi genitori che si sono rivolti ai carabinieri per evitare che i propri figli continuassero a cadere nella spirale della droga.
All'operazione partecipano 150 carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, con l'ausilio di unita' cinofile antidroga ed un elicottero del 9° Elinucleo di Palermo - Boccadifalco.