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Inaugurata a Salemi la nuova mostra dell'artista siciliano

La Classe Morta – Le mummie di Cesare Inzerillo


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Cesare Inzerillo, giovane pittore e scenografo, formatosi all’Accademia delle Belle Arti, si è distinto in questi ultimi dieci anni per lavori nel settore pubblicitario, teatrale e cinematografico. Ha collaborato alla scenografia di diversi film tra i quali “Nuovo Mondo” e “Il ritorno di Cagliostro”. Per quest’ultimo ha ricevuto il premio come “Migliore Scenografia” al Sannio Film Festival nel 2004.

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La sua originalità e la riflessione sulle tematiche sociali lo hanno sollecitato a ideare raffigurazioni simboliche della stessa società rappresentata da 18 mummie.
Sabato 6 Giugno 2009, è stata inaugurata, presso il Castello di Salemi, la personale di Inzerillo, dal titolo “La classe morta”, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 Giugno.
Il titolo della mostra è ispirato all’opera teatrale omonima di T. Kantor, in cui si rimane sospesi in una zona di confine tra la vita e la morte, in un limbo tra realtà e sogno, nel fugace transito tra il mondo terreno e l'aldilà.
Tema principale della mostra è quello della morte: un percorso durante il quale lo spettatore sorride alla vista delle prime opere in cui si imbatte, correlate da titoli ironici; proseguendo per le sale, deve abbandonare il lato sarcastico per intraprendere un’introspezione interiore sul tema religioso, supportato anche da intense suggestioni musicali distinte per ogni singola sala, tra cui si riconosce una sequenza tratta dal film Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Kubrick.
Inzerillo focalizza particolarmente la sua attenzione sull’ossidazione dei corpi, ciò che gli interessa è tutto quello che non è plastificato; sostiene, infatti, che in un corpo brutto si possa trovare paradossalmente il bello, a differenza di quanto avvenga per un oggetto piatto e uniformato.
Oliviero Toscani, assessore alla Creatività di Salemi, ha definito il palermitano un’artista, per la sua pregnante capacità di porsi nella società, per mezzo di un’analisi e una critica essenziale che esalta la condizione umana, oggetto di analisi dell’arte. Inzerillo, continua Toscani, tramite il suo realismo assurdo, anzi surrealismo, che è triste ma al contempo ironico, un insieme di dolce e amaro, bello e brutto, osceno e magnifico, riesce a fissare la condizione umana; finalità dell’artista è, dunque, colmare lo spazio che manca alla perfezione, facendo sognare, soffrire, ma soprattutto coinvolgere e suscitare l’interesse di chi guarda le sue opere.
Questi i presupposti della mostra “La classe morta”, fonte di indagine introspettiva e di curiosità per i dettagli; come ha sostenuto con autentica convinzione Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, “nulla alla Biennale di Venezia ha la capacità di emozionare e di rappresentare lo spirito dell’arte come questa mostra di mummie de La classe morta di Cesare Inzerillo”.