Live Sicilia

L'ex deputato regionale accusato di mafia

Mercadante in aula attacca
Ciancimino: "Tutte calunnie"


Articolo letto 2.178 volte

Nel processo "Gotha", il politico rende dichiarazioni spontanee e si difende dalle accuse lanciate da Massimo Ciancimino. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha sostenuto che al padre fosse stato affidato l'incarico di "sistemare" l'amante della moglie di Mercadante. Inoltre Ciancimino ha detto di aver avuto relazioni con sua figlia Gisella. "Tutte calunnie" dice l'ex deputato regionale, "nel 1982, D'Amico neanche lo conoscevamo". E aggiunge: "non c'è stato nessun fidanzamento con mia figlia"

VOTA
0/5
0 voti

enzo d'amico, giovanni mercadante, gisella mercadante, mafia, massimo ciancimino, palermo, processo gotha, Cronaca
"Una calunnia, signor presidente, può essere peggio di un omicidio e quello che sto vivendo dopo le rivelazioni di Massimo Ciancimino è di gran lunga il periodo più doloroso, peggio degli arresti". Ha voluto rendere dichiarazioni spontanee stamattina Giovanni Mercandante,in risposta alle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco del "sacco di Palermo". L'ex deputato regionale di Forza Italia è imputato nel processo "Gotha" per associazione mafiosa.

Mercadante appare provato e nella sua esposizione trattiene con difficoltà i singhiozzi. Ha voluto proteggere e difendere l'onore della sua famiglia. "Sono sposato da quarant'anni - ha esordito - padre di tre figli e nonno di cinque nipoti. Dalle dichiarazioni di Ciancimino si desume che mia moglie abbia avuto una relazione con l'imprenditore Enzo D'Amico. Bene, noi ci siamo sposati nel '69 e nessuno dei due ha mai abbandonato il tetto coniugale. Ci sono stati momenti di crisi - ha ammesso - ma come avviene in tutte le famiglie e li abbiamo superati con le nostre forze, non rivolgendoci, come si insinua, né a padri né a parrini". E ha precisato: "Nel 1982, D'Amico neanche lo conoscevamo. Ha frequentato lo studio che avevamo da trent'anni con mia moglie a partire dal 1984 per cercare di venderci delle attrezzature che però noi non abbiamo voluto acquistare".

L'imputato si è poi animato parlando della presunta relazione tra sua figlia Gisella e Massimo Ciancimino. "Non c'è stato nessun fidanzamento - ha detto - tra loro. Mia figlia Gisella oggi è felicemente sposata e madre di tre figli...che navigano su internet e leggono queste calunnie. Nel 1982 aveva dieci anni e nell'84, dodici. Ciancimino all'epoca ne aveva venti: mi sono opposto, come padre a questa relazione, come avrebbe fatto chiunque. Ma se fossi stato un colluso, accondiscendente come mi si accusa di essere, signor giudice, avrei acconsentito a questo rapporto, anzi ne sarei stato felice, visto il calibro di Ciancimino. Invece, non è mai venuto a casa nostra, né per le feste, né per altro. I suoi regali, li ho sempre restituiti alla sua abitazione di via Sciuti. Dopo questa vicenda, per il nostro diniego, mia figlia, che è una persona molto sensibile, si è gravemente ammalata. Tant'è che tra il 1986 ed il 1989 l'abbiamo mandata fuori per curarsi. Ha interrotto anche i rapporti con me, Gisella, forse per un senso di colpa. Ciancimino ha violentato psicologicamente la nostra famiglia e - ha ribadito - all'epoca mia figlia aveva dodici anni, mentre lui circa venti e stava con una donna di trenta...". E poi Mercadante, visibilmente turbato e commosso, ha concluso: "Tutto questo è mortificante, terribile, per noi e soprattutto per i ragazzi che navigano su internet, leggono i giornali e sono costretti a subire queste cose. Una calunnia è peggio di un omicidio, signor giudice. Che io venga processato va bene. Che paghi se ho sbagliato, anche. Ma non che la mia famiglia venga calunniata. Questa, signor giudice, è la sola e semplice verità, non posso fare queste dichiarazioni sotto giuramento, purtroppo, ma questa è la verità".

Mercadante ha anche voluto precisare la natura dei suoi rapporti con Salvatore Vassallo: "Sarebbe imputato di 416 bis. (associazione mafiosa, ndr) ma nel 2006, era un consigliere di circoscrizione della città di Palermo, titolare di un'autoscuola. Come altri consiglieri frequentava la mia segreteria e con me era squisito, civile e abbiamo condiviso una campagna elettorale. Del resto, dei suoi presunti rapporti con la mafia, io non sapevo e non so nulla".