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Bellolampo in crisi, opposizione all'attacco

Rifiuti, quindici giorni al caos


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emergenza, palermo, rifiuti, Cronaca
Mancano quindici giorni al count down finale. Due settimane prima che la quarta vasca della discarica di Bellolampo sia colma, mentre sono ancora incerti i tempi di consegna per la quinta, nuova, vasca da 700mila tonnellate. Dopo un intervento straordinario che ha mobilitato l'esercito, la situazione a Palermo è ancora critica, come la stessa Protezione civile ha fatto sapere. E intanto il vertice tra Guido Bertolaso, il sindaco Cammarata e il prefetto Trevisone previsto oggi per fare il punto della situazione è saltato. La causa: “Impegni inderogabili dovuti alla ricostruzione post terremoto all'Aquila”. Il primo giugno scorso il capo della Protezione civile era arrivato in città dopo i ritardi e i problemi per la mancata raccolta in seguito all'astensione dei netturbini. Un incontro a Palazzo delle Aquile  si è appena concluso tra il nuovo presidente Amia, Gaetano Lo Cicero, i capigruppo di entrambi gli schieramenti e il presidente della commissione aziende del Comune di Palermo, Nunzio Moschetti, per discutere della situazione. Al centro del vertice la situazione dell'Amia: “Le uniche vie d'uscita al momento sembrano la liquidazione, o un contributo mirato che serva a coprire strutturalmente il disavanzo per avviare un serio piano industriale, o un bando di gare per affidare i servizi  – spiega il consigliere Antonella Monastra  – al nuovo presidente abbiamo chiesto conto del bilancio e ci è stato risposto che su 80 milioni di euro 35 sono stati spesi per coprire il disavanzo del 2007, 10 per pareggiare i conti tra per i servizi tra Amia e Comuni e altri 35 per la chiusura della quarta vasca di Bellolampo, e per il pagamento dell'Ecotassa e della tassa per il mancato raggiungimento della raccolta differenziata”. Nella discarica arrivano tutti i rifiuti indifferenziati e quanto i cittadini hanno accumulato dividendo i diversi materiali,  “cioè il 5% appena”, dice la Monastra.
L' unica buona notizia, in una situazione che lascia tutti scontenti e che fa dire ad alcuni che si è trattato di un “maquillage temporaneo dovuto alla tornata elettorale”, sembra arrivare dalla costituzione di una cooperativa con i cenciaioli che per mesi hanno protestato davanti Palazzo delle Aquile. Ma anche qui non mancano le perplessità. “E' una situazione drammatica e irrisolta che sta producendo nuovi precari a un prezzo troppo alto per la città”, ha detto Maurizio Pellegrino, consigliere del Pd al Comune di Palermo e componente della commissione Urbanistica. “Fino a qualche giorno fa i cenciaioli che protestavano per il lavoro perso erano un'ottantina, adesso sono 400 quelli impegnati nella costituzione di una cooperativa per la raccolta differenziata”. Nel mirino anche i meccanismi utilizzati per affrontare l'emergenza lavorativa: “L'accesso alla pubblica amministrazione dovrebbe avvenire attraverso canali trasparenti. La costituzione di una cooperativa, invece, è uno di quei sistemi che sta violentando il diritto legittimo di tanti giovani a un posto di lavoro – dice Pellegrino - purtroppo la situazione sta sfuggendo anche ai soggetti politici: abbiamo un centrodestra che sta marciando sul precariato e un centrosinistra che pecca d'ingenuità”. E dopo il ricambio al vertice dell'Amia, con le dimissioni di Marcello Caruso e il conferimento dell'incarico a Lo Cicero, la raccolta ricomincia a singhiozzo, specie nelle borgate di Falsomiele, Arenella, Borgo Nuovo, Brancaccio. Anche in centro è allarme emergenza sanitaria: nonostante diverse strade, ancora maleodoranti, siano state liberate dai cumuli, complici le alte temperature raggiunte in questi giorni e i cestini ricolmi, diversi residenti continuano a lamentare l'invasione di ratti e scarafaggi. Il primo segnale sembrava lo avessero dato i gabbiani, divenuti più numerosi e insistenti e che ormai si sono spinti nelle vie lontane dal Porto. Intorno al mercato del quartiere Capo numerosi sono i cassonetti rovesciati e dati alle fiamme nella notte. “Questa é la prova concreta di una pessima gestione del piano dei rifiuti regionale, tra l'altro assolutamente anacronistico e inapplicabile, basato su una capacità di incenerimento inesistente – ha detto Alessandro Bratti, capogruppo del Pd nella Commissione Bicamerale per le indagini sulle attività illecite legate alla gestione dei rifiuti –. Mi chiedo chi pagherà i danni ambientali e gli enormi debiti accumulati. Il gruppo del Pd alla Camera ha presentato un'interrogazione al Governo su cui non abbiamo ancora ricevuto una risposta”.