Live Sicilia

Regione, botta e risposta Alfano-Miccichè

Pdl, è scontro all'arma bianca


Articolo letto 562 volte


angelino alfano, gianfranco miccichè, Politica
La spaccatura del Popolo delle Libertà nell’isola sembra arrivata al punto di non ritorno. Per il ministro della Giustizia l’appello all’unità lanciato ieri da Gianfranco Miccichè, è in realtà “un invito all’abiura di amici, di convicimenti, di linea politica”.  Il sottosegretario ribelle, invece, ritiene che le parole di Angelino Alfano nascondano il “disperato tentativo di buttare fuori dal partito” un’intera area del Popolo delle Libertà. Il coordinatore nazionale, Sandro Bondi, chiede direttamente al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, di non “alimentare, consapevolemente o inconsapevolmente, divisioni all’interno del Pdl” mentre il presidente del Senato, Renato Schifani, sottolinea che “il Sud non ha bisogno di un altro partito”, facendo evidentemente riferimento alla possibile scissione del Pdl in Sicilia.
“Figuriamoci se mi posso rifiutare di sedere ad un tavolo per ristabilire un clima sereno – ha esordito apparentemente conciliante Alfano rispondendo all’appello lanciato sll’unità ieri da Micciché - Vorrei però che gli inviti fossero meno strumentali e più sinceri”.
Subito dopo, il ministro ha sferrato l’attacco: “Come si può pretendere di ragionare per il bene e l’unità del Pdl e continuare ad usare un linguaggio offensivo oltre ogni limite nei confronti del presidente del Senato e del nostro coordinatore regionale Giuseppe Castiglione, persone alle quali sono legato da franca e leale amicizia e nei confronti delle quali nutro rispetto personale e istituzionale? Come si può svolgere l’intera campagna elettorale dicendo che sarebbe stata un congresso senza tessere, ma con i voti per la leadership del partito  e dopo proporre di defenestrare il vincitore e cioé Giuseppe Castiglione, che sosteneva Giovanni La Via?  Come si può dire che Lombardo, piuttosto che azzerare la giunta, proceda subito e privatamente alla nomina dei restanti tre assessori? Come si può dire e fare tutto questo e chiedermi di esercitare il senso di responsabilità?”. Dopo il lungo elenco di interrogativi, Alfano ha tratto una conclusione: “Piuttosto che la responsabilità sarebbe stato più pertinente un richiamo alla abiura: di amici, di convincimenti e di linea politica sulla questione regionale”. Nonostante ciò, il ministro si è detto pronto a sedere attorno ad un tavolo “senza abiure e senza scavalcare gli organi di partito”.
Immediata la replica del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianfranco Micciché. “Pregherei il ministro Alfano di parlare più chiaramente – ha scritto in una nota -. Io sarò anche sopra le righe, ma ho il dono della chiarezza. Non ho mai rinunciato ad ammettere la sconfitta. Tanto non ho negato la sconfitta da averla più volte analizzata e non ho potuto fare a meno di notare, con un pizzico di sconcerto, il risultato di Catania, ma anche quello l’ho accettato. Certo non mi sarei mai aspettato che il mio candidato venisse proposto per l’espulsione e poi di dovermi considerare fortunato perché in seguito ‘solo’ sospeso dal partito, in piena campagna elettorale. Così come non mi sarei neanche mai aspettato la bassezza di chi girava la Sicilia dicendo che il candidato Cimino non poteva essere votato perché espulso. Spero che l’analisi del voto l’abbia fatta anche il ministro Alfano e che lo stesso abbia valutato positivamente, trattandosi del nostro partito, il risultato raggiunto da Cimino, che si presentava da solo e sospeso. Ha votato il 47 per cento dei siciliani, io porto a casa 125.000 preferenze, con un risultato pari a quasi all’otto per cento dei voti validi, molto più di quanto hanno preso alcuni partiti. Da parte mia, avendo accettato, seppur in una situazione anomala, la sconfitta, sono disposto ovviamente ad accettare che il coordinamento regionale sia espressione di Alfano, il che non significa però che il ministro possa immaginare di poterci far governare da chi comunque tenta disperatamente di buttarci fuori dal partito”.
Ha tentato di gettare acqua sul fuoco Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, che, da Roma, è intervenuto sul caso Sicilia. “L’isola è stata sempre importante, se non decisiva, - ha affermato - per l’affermazione del centro-destra in Italia e perfino nella costruzione e nella prefigurazione di alleanze a livello nazionale”. Quindi, Bondi si è rivolto direttamente al presidente Lombardo chiedendogli di “non procedere attraverso strappi o inutili forzature e soprattutto di non alimentare, consapevolmente o meno, divisioni all’interno del nostro partito”.
Solo a queste condizioni, secondo Bondi, “si può riprendere un dialogo e un impegno comune a partire da un sincero chiarimento con i rappresentanti del Pdl a livello nazionale”.
Per il presidente del Senato, Renato Schifani, infine, “il Sud non ha bisogno di un partito, ma di una maggiore attenzione al problema rappresentato dal fatto che c’è un’Italia che va a due velocità e se non decolla il Sud non decollerà nemmeno il paese”. Secondo Schifani è necessario “che si ponga in essere ogni sforzo perchè si ricomponga in Sicilia quell’unicum rappresentato dalla volontà degli elettori, dalla coalizione, dai consiglieri eletti e dal governo”.