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L'autrice del corto sul piccolo Di Matteo

La regista Marina Paterna:
"Parlare di mafia non è facile"


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“Sono in Sicilia e sono l’unica donna in concorso. È vero, non ho scelto una strada facile, ma l’essere qui è già una vittoria, significa che il mio lavoro è stato apprezzato”.
Così Marina Paterna, regista del cortometraggio “Io Vivo!”, e unica donna in concorso alla 55esima edizione del  Taormina Film Festival, esordisce all’incontro “Campus Special - Giovane cinema siciliano: il prossimo passo”, moderato da Alessandro Rais, che si è svolto nella sala A di Palazzo dei Congressi. Il presidente della Sicilia Film Commission ha sottolineato la particolarità del cortometraggio della giovane regista palermitana nel trattare un tema di mafia in modo originale e non banale.
“Mi è stato detto che parlare di mafia è facile - ha continuato Marina - , ma non è vero, perché non è semplice far prevalere il coraggio alla paura”. Il suo film, realizzato in memoria di Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, racconta l‘odissea vissuta dalla giovane vittima: rapita dalla mafia il 23 novembre del 1993 e tenuta sotto sequestro 779 giorni, il piccolo Di Matteo è stato poi strangolato e sciolto nell’acido.
“E’ una storia molto forte che continua a toccarmi nel profondo- spiega commossa la regista - Mi è stato detto che era ‘solo’ il figlio di un mafioso. Era un bambino, un bambino innocente”. “Per due anni mi è stato chiesto di scrivere questa storia, ma io non riuscivo ad affrontarla, poi ho ascoltato le musiche di Mari Salvato e ho scritto tutto d’un fiato la sceneggiatura per un lungometraggio.”  La giovane palermitana è  arrivata alla regia dopo un percorso orientato alla comunicazione: “Già dall’età di 14 anni ero affascinata da questo mondo. Ho cominciato i miei studi nel campo pubblicitario, ma ho capito subito che non ero adatta a vendere ‘aria fritta‘. I miei spot, infatti, erano indirizzati al campo sociale, un settore che non desta molta attenzione. Allora ho capito che il mezzo più adatto a esprimermi era il cinema: ho seguito vari corsi di regia, fotografia e sceneggiatura. Per inseguire la mia passione mi sono spostata prima da Palermo a Catania e poi a Roma, qui è arrivata la grande occasione con il film su Paolo Borsellino dove ho lavorato come aiuto regia. Da lì sono arrivate altre opportunità: Il dolce e l’amaro, Il 7 e l’8, L’imbroglio nel lenzuolo, Baaria.”
La regista palermitana, adesso, sta cercando un produttore per trasformare Io Vivo! nel suo primo lungometraggio.