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Operazione "Lazzaro" delle fiamme gialle

Finanziamenti ai morti
Cinque persone ai domiciliari


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Chiedevano finanziamenti a nome di gente defunta e risproducevano falsi documenti di garanzia per concedere prestiti a dipendenti di una ditta che in realtà non esisteva. Le truffe accertate sarebbero oltre 40, una trentina delle quali andate a buon fine. I cinque avrebbero così quadagnato circa 350.000 euro. Ai domiciliari anche due dipendenti della Regione (a.c.)

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Finanziamenti a gente morta o a dipendenti con false garanzie. La guardia di finanza di Palermo, con l'operazione "Lazzaro" ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari emesse dal gip Pasqua Seminara ed effettuato decine di perquisizioni. Ai domiciliari sono finiti Anna Pensabene, 33 anni; Lorenzo Motisi, 48 anni; Giacomo Mancuso, 61 anni; Marco Abbate, 32 anni; Filippo Sinatra, 59 anni.

"Le indagini - spiegano gli inquirenti - hanno consentito di accertare che, a partire dal gennaio 2007 al febbraio 2009" come il gruppo abbia realizzato "numerose truffe ai danni di diversi intermediari finanziari, con lo scopo di dividerne gli utili", grazie anche alla collaborazione di altri soggetti palermitani indagati a piede libero.

Il sistema consisteva, infatti, nella richiesta di prestiti a società finanziarie a favore di persone che, in realtà, sono defunte oppure sono presentate come affidabili grazie a una falsa documentazione. Le truffe accertate sarebbero oltre 40, una trentina delle quali andate a buon fine. I cinque avrebbero così quadagnato circa 350.000 euro.

Le fiamme gialle spiegano come per realizzare le truffe veniva sfruttata "l'attività di mediazione creditizia esercitata a Palermo dalla Pensabene" ma non solo. Il gruppo aveva creati una finta succursale palermitana di un'azienda del Nord Italia per attestare i redditi di falsi dipendenti, sempre per ottenere finanziamenti.  "Il meccanismo fraudolento prevedeva poi - spiegano i militari - l'utilizzo di conti correnti intestati agli stessi soggetti defunti su cui fare affluire gli importi dei finanziamenti, che venivano successivamente dirottati su altri rapporti riconducibili agli indagati".

Nel corso delle indagini i finanzieri si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Intercettazioni "attraverso le quali - sottolineano le Fiamme Gialle - è stato possibile delineare pienamente il ruolo di ciascun indagato. Tra i quali spiccano la Pensabene e Motisi, dipendente della Regione Siciliana". Sono in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali altri fiancheggiatori. (a.c.)