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Riposano a Palermo le ceneri di Garstang

Palermo, Donald Garstang "torna"
all'oratorio di S. Lorenzo


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E' tornato per rimanere, in quel luogo dove aveva trascorso interminabili giornate della sua vita. Ore ed ore passate ad osservare e studiare, sino a ritrovarsi, di quel luogo stesso, perdutamente innamorato...

Si è tenuta martedì 23 giugno, all'Oratorio di S. Lorenzo a Palermo, una cerimonia commemorativa dedicata a Donald Garstang, il maggiore critico e studioso dell'arte di Giacomo Serpotta. Le ceneri di Garstang, scomparso a Londra due anni fa, sono state inumate all'interno dell'Oratorio. A seguire la proiezione di una Lectio Magistralis che lo studioso aveva tenuto all'Oratorio dei Bianchi, ed al concerto del coro “Cum Iubilo”.

Commosso ed accorato il ricordo degli amici palermitani, primo tra tutti il Principe Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente dell'Associazione Amici dei Musei Siciliani, nonché uno dei principali interlocutori di “un uomo che venne da lontano per stimolarci ad amare un luogo che avevamo forse dimenticato, gioiello troppo spesso violato”. Nato a Los Angeles nel 1946, Donald Garstang si innamorò della Sicilia dopo aver letto “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Arrivò a Palermo a metà degli anni Settanta, iniziando ad esplorarne tutto, dai vicoli alle splendide chiese e poi i palazzi antichi e gli oratori. Questo “cittadino del mondo” - come ricordato dai suoi allievi Angheli Zalapì e Pierfrancesco Palazzotto (oggi Vicedirettore del Museo Diocesano di Palermo) – instancabilmente rintracciava fili conduttori, concentrandosi sulla storia e le tecniche esecutive, faticosamente ricostruite attraverso la ricerca dei documenti in archivio, di quelle carte e quelle testimonianze che gli permisero di sapere tutto del Serpotta, tanto da arrivare a considerarlo “suo”.



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Convinto sostenitore della necessità di conoscere le opere profondamente, sino ad arrivare al concetto da cui traevano origine, Garstang visitava i luoghi oggetto dei suoi studi continuamente, la sua osservazione era lenta, minuziosa, precisa, meticolosa, finalizzata a non tralasciare nulla, neanche il più minuto particolare. “Solo attraverso lo sguardo diretto sulle opere - sosteneva – possiamo conoscerle”. L'amore di questo grande studioso per l'Oratorio di S. Lorenzo non fu motivato soltanto da ragioni estetiche e culturali: in questo luogo egli affinò il proprio percorso di crescita spirituale, condotto alla luce di una fede profonda che lo animò per tutta la vita, come testimoniato da Mons. Giuseppe Randazzo (attuale Direttore del Museo Diocesano di Palermo).

Donald Garstang decise ad un certo punto che Palermo sarebbe diventata la città del suo cuore. Ai piccoli di casa Filippone, quella che poi divenne la sua famiglia adottiva, i quali gli chiedevano cosa rappresentassero tutti quei pupazzetti bianchi che egli fotografava senza sosta, amava ripetere: “Avete un tesoro in questa città, ed io voglio riportarlo alla luce”. Donald Garstang riuscì nel suo intento, ed i capolavori della nostra città lo ammaliarono e coinvolsero talmente tanto da costringerlo, talvolta, ad assumere un atteggiamento che alcuni definirono polemico.

Noncurante delle critiche, egli sottolineò le deficienze e le trascuratezze relative al sistema di gestione dei beni culturali a Palermo, obbligando, spesso con i suoi articolo provocatori, il mondo della politica ad iniziare ad interessarsi alle bellezze storiche ed architettoniche, con relativo finanziamento delle prime opere di ristrutturazione e recupero. Amore e passione per la nostra città, che cotanto amore riconobbe, conferendogli la cittadinanza onoraria nel 2005. Molto spesso i numerosi impegni professionali lo portavano lontano da Palermo ma egli tornava, sempre, non appena poteva, per continuare i propri studi, con sempre maggiore tenacia e grinta.

Adesso Donald Garstand è tornato per sempre, per riposare in quel luogo al quale ha dedicato tutta la propria vita di uomo di cultura.