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Il "Doppio linguaggio" di Bellanca
in mostra ad Agrigento


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Approda nella “sua” Agrigento, nei raffinati spazi espositivi delle Fabbriche Chiaramontane - restaurati e consacrati a galleria permanente dagli “Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento” - la mostra di Renzo Bellanca “Doppio Linguaggio” che appena un anno fa ha avuto un felice esordio di pubblico e critica nel Chiostro del Bramante di Roma. Una mostra-evento che, come suggerisce il titolo, conduce il visitatore in un viaggio parallelo fatto di segni, l’arte di Bellanca, e di parole, i brevi racconti che da ogni opera scaturiscono e della quale condividono il titolo come pretesto narrativo. A dare corpo alle parole sono alcuni fra i più affermati scrittori contemporanei molti dei quali siciliani: Gaetano Savatteri e Luigi Galluzzo (con Bellanca ideatori del progetto), Roberto Cotroneo, Luigi Galluzzo, Fabrizio Falconi, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Giacomo Cacciatore, Amara Lakhous, Paola Pastacaldi, Lia Bellanca.

Curata dallo storico e critico d’arte spagnolo Juan Carlos García Alía, “Doppio Linguaggio” in questa seconda edizione è ospitata nel celebre complesso architettonico chiaramontano di Agrigento (comprende una chiesa e un convento nel tipico stile del XIV secolo) e si arricchisce di alcuni soggetti inediti realizzati dall’autore nell’ultimo anno. “Ci piace privilegiare quegli artisti conterranei – spiega Antonino Pusateri, presidente degli “Amici della pittura siciliana dell’Ottocento” - che, pur attivi fuori, mantengono le “radici” con l’isola. Che sono sempre impregnati, cioè, di quella “sicilianità” che non è certo l'appartenere ad una scuola. Piuttosto a un modo di essere e di fare, nella fattispecie di fare arte”.
Al visitatore “Doppio Linguaggio” si presenta come un dialogo tra due arti, la pittura e la letteratura, in un gioco di rimandi, simboli e allegorie in cui la letteratura trae ispirazione dal testo pittorico che, a sua volta, si arricchisce di nuovi significati e di originali suggestioni evocate da prosa e poesia.  “Ho chiesto a ognuno degli scrittori – spiega Bellanca - di scegliere un’opera e di dedicarvi un breve racconto che avesse come tema lo stesso titolo. Ne è venuto fuori un percorso narrativo assolutamente originale: nessuno poteva immaginare cosa e come lo scrittore avrebbe letto e interpretato le mie opere”.

Siciliano di Aragona (Ag), residente a Roma da più di vent’anni, Renzo Bellanca possiede una tecnica personalissima, frutto di un’elaborata ricerca artistica e di una profonda indagine sulla materia intesa non come puro mezzo di rappresentazione ma come metafora delle esperienze di vita vissuta nella quale, si deposita e si stratifica, il flusso inarrestabile di continue coesioni e di incessanti trasformazioni.
“Ho visto lavorare gli archeologi nei siti – racconta – e quel loro intercettare e scoprire, strato dopo strato, epoca dopo epoca, la storia di un popolo mi ha affascinato. Uso conglomerati di sabbia e resina, stucchi sintetici e calce, e procedo con una lavorazione simile all’affresco, anche se il mio non lo è. E poi, con strumenti incisori e abrasivi, riporto alla luce la materia”.
Materia che è spesso fonte di ispirazione: così la sabbia e la pietra di Lampedusa per “35° parallelo”, la sabbia della Valle dei Templi per “Quiete sospesa”, così i silicati raccolti in Spagna per “Flusso di vita fossile”.  Il catalogo di "Doppio Linguaggio" è di Silvana Editoriale. L'ingresso alla mostra è libero.