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Il dottor Sottile

Al via la giunta Lombardo bis
La sconfitta degli eccellenti


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Il primo sconfitto e' lui: sua eccellenza Angelino Alfano, ministro Guardasigilli. Sono quasi due mesi che si batte, con ogni mezzo e con ogni trama, per disarcionare Raffaele Lombardo e per stringere all'angolo l'irredentista Gianfranco Micciche'. Ma il bilancio che porta a casa e' un po' deludente. Per almeno due motivi. Primo. Giuseppe Castiglione, l'uomo che Alfano ha tenacemente voluto come coordinatore siciliano del partito, esce dal braccio di ferro con le minoranze interne fortemente delegittimato: Berlusconi, trattando personalmente con Lombardo, non solo lo ha escluso dai colloqui, ma si e' mosso su una linea diametralmente opposta a quella portata avanti dalla maggioranza del Pdl. Il Cavaliere non ha usato l'ascia, come avrebbe voluto Castiglione, ma il fioretto. E soprattutto si e' guardato bene dal lanciare una scomunica contro Micciche'. Tanto e' vero che l'incontro di palazzo Grazioli si e' concluso con gli immancabili sorrisi e, a parte qualche fraintendimento sulle cose dette e non dette, senza irreparabili fratture. Secondo motivo di delusione. La corrente che, da tutte queste vicende, esce con le ferite piu' vistose e' proprio quella di Alfano. Se ne e' andato, per primo, Dore Misuraca, deputato nazionale, che per aderire al progetto sicilianista di Lombardo e Micciche' ha indicato come suo uomo di riferimento in seno alla giunta Gaetano Armao, avvocato amministrativista. Ed e' passato al fronte opposto anche Nino Beninati, messinese, che ha avuto in cambio dal presidente della Regione la nomina ad assessore.
L'altro eccellentissimo sconfitto e' Renato Schifani, socio e sodale di Alfano nella gestione di quello che, prima degli ultimi smottamenti, veniva chiamato il "correntone" del Pdl. Per carita', il prestigio della Seconda Carica dello Stato (tutto maiuscolo) resta intatto sia nei ristretti confini dell'Italia che negli orizzonti del vasto mondo. Ma il presidente del Senato, alla fine della fiera, perde quello che per lui rappresentava un punto di appoggio fondamentale. Francesco Scoma, figlio di un ex sindaco di Palermo e gran collettore di voti, e' rimasto a piedi. Non ha piu' un assessorato. E Dio solo sa l'aiuto che quella postazione di potere dava a Schifani per lubrificare la sua piccola rete di clienti ed elettori. Lui, Renatus populusque romanorum, ha fatto fuoco e fiamme per mantenere il caro amico Ciccio ben seduto sulla poltrona. E tutto sommato avrebbe mandato al diavolo qualsiasi questione di principio pur di rivederlo avvolto nel laticlavio assessoriale. Ma alla resa dei conti il grande statista, meglio conosciuto alla corte dell'Imperatore come il Richelieu al pistacchio, e' rimasto impigliato nelle reti che lui stesso ha gettato in mare per tirare sulla sua barca tutti i pesciolini del sottogoverno. Povero Renato. Se si agita ancora un po', rischia di perdere anche un'altra stampella. Il terzo assessore nominato ieri da Lombardo, oltre a Beninati e al finiano Nino Strano, e' Mario Milone, amico stretto di Diego Cammarata che, oltre ad essere sindaco di Palermo, e' soprattutto un fedelissimo di Schifani.
Domanda che ci si domanda: Milone ha fatto il grande passo da solo o con il beneplacito del suo dante causa? Chi vivra', vedra'.
La lista degli eccellentissimi sconfitti comprende anche i tre coordinatori nazionali del Pdl: Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi. Soprattutto sua eccellenza La Russa. Forse perche' abbagliato dalle origini siciliane, il ministro della Difesa ha creduto che bastasse alzare il tono della voce per fiancheggiare con efficacia l'azione dell'amico e compesano Giuseppe Castiglione. Ma ha dovuto imparare a proprie spese che, per il resto della Sicilia, non sempre vale cio' che vale per la citta' di Paterno', terra natale dei La Russa e dei Ligresti, dove basta uno sguardo luciferino per piazzare un inceneritore su una tenuta agricola. Da quando Lombardo ha deciso di andare avanti senza l'Udc di Cuffaro e senza il Pdl di Alfano e Schifani, La Russa e' stato, insieme con Bondi, tra i piu' intransigenti oppositori della svolta milazzista alla Regione. Ha tuonato contro i dissidenti, ha invocato l'espulsione per gli assessori ribelli, e non ci e' stato vertice con Berlusconi dove non si sia strappato le vesti per sostenere le tesi di Castiglione. Ma alla fine ha dovuto prendere atto anche lui che, sul caso Sicilia, il presidente del Consiglio preferisce tirare dritto per la sua strada: un buffetto ad Alfano e una pacca sulla spalla a Micciche', una strizzatina d'occhio a Schifani e un sorriso largo, larghissimo a Stefania Prestigiacomo.
Se questi sono gli eccellentissimi sconfitti, resta da capire chi ha veramente vinto. Certo Lombardo si e' appropriato dell'intera Regione e ha ridotto in braghe di tela quel suo antico e personalissimo rivale che risponde al nome di Pino Firrarello, senatore di Bronte e suocero di Castiglione. I due non hanno piu' un assessore o un superburocrate che faccia riferimento alla loro parte politica. La guerricciola di rito etneo si e' conclusa, almeno momentaneamente, tutta a favore di Lombardo. Lo stesso si puo' dire Micciche' che, avendo decimato quasi tutti gli uomini di Toto' Cuffaro, ormai non riesce piu' a tenere nemmeno il conto di tutti gli uomini inseriti dalla sua corrente negli snodi piu' importanti dell'amministrazione. Ma c'e' un ma, grande come una casa. Quanto riuscira' a sopravvivere un governo, come quello appena costituito, che non ha alcuna maggioranza all'interno dell'Assemblea regionale? Come riusciranno Lombardo e Micciche' a fronteggiare l'opposizione, dura e rancorosa, che verra' non solo da Cuffaro e dall'altra meta' del Pdl, ma soprattutto dai risentimenti politici e personali che l'avvelenamento dei pozzi inevitabilmente finira' per alimentare? La crisi economica che divampa come non mai in Sicilia - dalla Fiat di Termini Imerese che chiude i battenti, ai rifiuti che intossicano strade e citta' - richiede provvedimenti urgenti e coraggiosi. Ma quale buona legge potra' mai nascere in un clima cosi' avvelenato e belluino? Ci pensino, poco poco, Lombardo e Micciche', presi come sono da un titanico delirio di onnipotenza. E ci rifletta soprattutto Berlusconi. E' vero che la Sicilia e' lontana da palazzo Grazioli, piu' lontana di quanto non lo sia Bari. Ma se non si pone un argine al suo disfacimento, da Palermo o da Catania partiranno ben presto carovane non di ragazze pronte a soddisfare i capricci dell'Imperatore; ma di giovani disperati e senza lavoro, pronti ad agitare i forconi.