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Fu arrestato nell'operazione "Grande mandamento"

Confiscato un milione di euro
A cassiere di Cosa nostra


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La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha emesso un decreto di confisca di conti correnti bancari, conti correnti postali, libretti di deposito e titoli per l'ammontare di un milione di euro circa, a carico di Giuseppe Di Fiore, 60 anni, geometra, originario di Bagheria, attualmente detenuto, perché condannato a 14 anni di reclusione dal Tribunale di Palermo nel 2006. Il provvedimento patrimoniale scaturisce da una proposta formulata dalla Compagnia Carabinieri di Bagheria.

Di Fiore venne arrestato il 25 gennaio del 2005 nell'ambito dell'operazione "Grande Mandamento", condotta dal Ros dei Carabinieri e dalla Squadra Mobile di Palermo. I militari, nel corso di una perquisizione domiciliare, trovarono in un doppiofondo del comodino della stanza da letto del pregiudicato i verbali d'interrogatorio del collaboratore di giustizia Nino Giuffre', ma anche titoli, denaro in contanti e un libro mastro con indicati i nomi delle imprese sottoposte al pagamento del pizzo, nonche' i compensi ad uomini d'onore, quali Leonardo Greco, all'epoca capo indiscusso della famiglia mafiosa di Bagheria, Nicolo' Eucaliptus e Antonino Gargano.

I carabinieri hanno poi accertato che Di Fiore, al fine di agevolare l'attivita' dell'organizzazione mafiosa cosa nostra, avrebbe ricevuto e successivamente trasferito cospicue somme di denaro, provento di attivita' illecite, gestite dalla famiglia di Bagheria. In particolare estorsioni, condotte sul territorio del comune nel palermitano, ai danni di imprese operanti nell'area di influenza del sodalizio criminale, in modo da ostacolare l'identificazione della relativa provenienza delittuosa del denaro.

Inoltre, Di Fiore, oltre a ricoprire, di fatto, l'incarico di cassiere della mafia bagherese e custode del libro mastro del racket delle estorsioni, in forza del suo ruolo di insospettabile, da successive indagini e' stato indicato come colui che provvedeva a recapitare numerosi "pizzini" da e per Bernardo Provenzano, in quel periodo il latitante piu' ricercato d'Italia. Nel corso del processo, lo stesso Di Fiore e' stato indicato e riconosciuto, in sede di udienza, da numerosi imprenditori quale esattore del "pizzo", per nome e per conto della famiglia mafiosa di Bagheria, che materialmente e di persona, passava a riscuotere presso i cantieri.