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PALERMO

La lotta per il territorio
dietro l'agguato dello Sperone?


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carmelo vaccarella, michele mazza, omicidio, sperone, tentato, Cronaca
Ci sono vuoti da colmare. Posizioni di potere da occupare. E a Brancaccio sembra che le nuove leve non stiano perdendo tempo, anche se non hanno il calibro dei loro predecessori. E' in questo quadro, secondo gli investigatori, che andrebbe inserito il tentato omicidio dello Sperone avvenuto lo scorso 29 maggio. Quella che sembrava una "sparatina" tra commercianti, potrebbe invece nascondere il tentativo di prendere il controllo di un territorio in cui i vertici sono stati decimati dalle ultime operazioni di polizia (prima Old Bridge e più recentemente Cerbero). E' presto per ipotizzare una nuova guerra di mafia, ma il segnale che qualcosa si sta muovendo in questa zona
c'è.

Più di un mese fa, Carmelo Vaccarella, pluripregiudicato di 62 anni, titolare di un bar in via Fratelli Reber, ha confessato di aver sparato contro Michele Mazza, 45 anni, già sorvegliato speciale e ritenuto vicino al clan di Villabate, gestore di un supermercato nella stessa via. Una lite finita nel sangue che, secondo la ricostruzione
degli investigatori, sarebbe la risposta a presunti atteggiamenti di prepotenza di Mazza nei confronti di Vaccarella.

Nei giorni precedenti la sparatoria, come hanno riferito i testimoni agli agenti, Mazza avrebbe esagerato. Fra gli atteggiamenti notati: i calci dati ai videogiochi del bar di Vaccarella quando non vinceva, il fumare dentro al locale, attaccare briga anche con gli insulti. Secondo le fonti interrogate dalla polizia, Mazza voleva far capire che fosse più forte, senza timore e in diritto di rivendicare il suo potere. Il titolare del bar avrebbe perso la pazienza quando Mazza, due giorni prima dell'ultima lite, avrebbe aggredito verbalmente suo figlio. Da qui la reazione di Vaccarella che è stato arrestato.