Live Sicilia

I guidatori pericolosi di Mondello

Sulle strade della mattanza


Articolo letto 711 volte


emanuale teresi, giuseppe farina, giuseppe patti, incidente auto, lorenzo pandolfo, sergio biancucci, Cronaca

Ma perché devi passarmi proprio a destra? Perché devi infilarti, ululando, nell'unico pertugio esistente tra le lamiere della mia “Skrikkiamobile” e un tronco del viale alberato di Mondello? Eppure, il ragazzino col motorino e con la biondina alle terga lo fa. Si inocula in una porzione infinitesimale di spazio che, un attimo dopo, non c'è più. Passa e scavalla col motore. Urla di gioia come un indiano che abbia appena rapato a zero un nemico. Deve essere così: una sorta di scalpo, un rito dell'età adulta, da indiani o da pistoleri delle due ruote. Quante tacche sul tuo scooter, ragazzo imprudente delle praterie asfaltate di Mondello? Solo che poi qualcuno cade, perché ha affrontato male i calcoli. E ci resta. E tutti si sentono in dovere di dire (nessun riferimento a nessuno, si parla in generale) che quel ragazzo appiccicato come una mosca sulla strada era un bravo guidatore, era prudente, aveva tre caschi: uno lo indossava, gli altri due erano di riserva. E uno si chiede: ma come è possibile? Se i conducenti a due o a quattro ruote sono così caritatevoli e coscienziosi, come si spiega la mattanza palermitana in atto? Di mattanza, infatti, si tratta. La camera della morte ha il volto estivo di Mondello, nella zona di via dell'Olimpo e non solo. Per ultimo, proprio in viale Regina Margherita, ha perso la vita, a diciassette anni, Giuseppe Patti. Il catalogo di un'estate di sangue è lungo: Sergio Biancucci, Lorenzo Pandolfo, Emanuele Teresi, Giuseppe Farina... E si potrebbe continuare. Perché accade?

Basta un giretto a Mondello per capire il perché. Per vedere che, in fondo, il mondo non è tanto popolato da autisti disciplinati. Le macchine sfrecciano, alcune con l'ausilio di una rimbombante musica dall'accento partenopeo. I motorini impazzano nelle fessure impossibili. Basterebbe comprendere questa semplice verità, non nasconderla, per cominciare a cambiare le cose. Basterebbe fermare il centauro della domenica e domandargli: perché devi passarmi proprio a destra,  scimunito? Perché?

R.P.