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Dopo l'attribuzione delle deleghe

Leontini: "Sono dispiaciuto"
E il Pd attacca Armao


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I dodici pezzi che compongono il puzzle del governo Lombardo bis adesso sono tutti al loro posto. Ogni assessore ha una delega con le conseguenti responsabilità. Ma non tutti sono soddisfatti del risultato. Ed il tanto atteso esecutivo, adesso, dovrà ottenere i consensi della maggioranza in Parlamento. Fatto non scontato. L’Udc, con i suoi dodici deputati, infatti, è ormai passato all’opposizione. Nel Pdl, poi, c’è chi pensa già ad ulteriori cambiamenti nel tentativo di “recuperare” gli ex alleati. Ed infine il Pd si dice convinto che questo governo “navighi a vista” e attacca uno dei ‘tecnici’, Gaetano Armao, per alcune consulenze che sarebbero incompatibili con il ruolo di assessore anche se l’interessato nega.
Ad aprire il cahier de doléances è il capogruppo del Pdl, Innocenzo Leontini, che si dice “rammaricato” ed esprime un certo “disappunto” per l’esclusione dal governo dell’Udc, confidando ancora in un  ripensamento. “Vedremo – dice - se nei prossimi mesi riusciremo a farli rientrare nell’esecutivo”. Un ulteriore rimescolamento di carte, per la verità, sarà comunque obbligatorio a dicembre, a causa della riforma degli assessorati prevista dalla legge. Tuttavia, Leontini confida che ci possa arrivare anche prima. “Dicembre è una data possibile – aggiunge - ma prima ci sono tanti mesi. Se si potesse fare prima sarebbe meglio”.
Dal canto suo, il Partito democratico, per bocca del capogruppo Antonello Cracolici, si pone qualche interrogativo: “Lombardo aveva azzerato la giunta lamentandosi di chi, nella sua barca, remava contro. Adesso, che il secondo governo è stato varato, mi chiedo: ma questa barca dove va? Segue una rotta? A dire il vero, la sensazione è che navighi a vista”. Secondo l’esponente del Pd, “al di là della propaganda”, questo è un “governo politico, figlio di un accordo fra Lombardo e Berlusconi” e non è sufficiente “qualche innesto esterno” per poterlo definire un esecutivo “tecnico”. Per Cracolici, inoltre, “presenta le stesse falle che hanno fatto affondare il precedente: non c’è condivisione, non c’è una linea comune, ci sono invece profonde divisioni su tanti problemi”. Insomma, per il partito d’opposizione il governo di Lombardo “galleggia a stento, ed è destinato a durare poco anche perché non ha una vera maggioranza”.
Intanto, a sferrare il primo attacco a Gaetano Armao, l’avvocato amministrativista chiamato ad occuparsi dell’assessorato alla Presidenza con delega alla Protezione civile e responsabile della task force sui rifiuti, è il consigliere comunale del Pd, Salvatore Orlando. In un’interrogazione presentata al sindaco di Palermo, il consigliere chiede chiarimenti su una consulenza da oltre 300 mila euro “connessa alla stipula di un contratto di servizio tra Amia e la società d’ambito Palermo Ambiente”. Nell’atto ispettivo, l’esponente del Pd sollecita un intervento del primo cittadino per rimuovere “ogni eventuale incompatibilità”.
Pronta la replica del neo assessore: “Ho assunto questo gravoso incarico nel governo per l’amore che nutro per la mia terra ben sapendo, da giurista, quali fossero le conseguenze. Per questo ho provveduto a lasciare tutti gli incarichi professionali considerati incompatibili con questo impegno”. Riferendosi all’oggetto dell’interrogazione, Armao precisa:  “E’ un’attività pregressa che risale a circa tre anni fa e che si è esaurita da tempo. Dunque, non c’è alcuna incompatibilità con il mio ruolo odierno e non risultano sussistenti parcelle nei confronti dell’Amia. Sarebbe stato sufficiente verificare le date dell’incarico per rendersene conto”.
Sulla capacità del governo di superare le forche caudine di Sala d’Ercole, il responsabile alla Presidenza è ottimista: “Non vedo maggioranza frammentata. Le fratture sono state ampiamente ricomposte. Adesso pensiamo ad andare avanti e lavorare”.