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Dov'è finita la rabbia della città?

Se i topi prendono gli spazi
abbandonati dai cittadini


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, Cronaca
I fotomontaggi devono essere impietosi, altrimenti meglio non concepirli. Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, con le orecchie da Topolino - a corredo di un pezzo sui topi - è un simbolo ironico che non vuole mancare di rispetto alla persona. L’intento è semplificare col sarcasmo del paradosso, raccontare, al cospetto di evidenti lacune amministrative, il progressivo sfacelo di una comunità. Al primo cittadino riconosciamo impegno e senso sportivo dell’humor. Mai è intervenuto direttamente o indirettamente per lenire le punzecchiature che gli provengono da questo irriverente quotidiano. E noi crediamo alla sincerità delle sue buone intenzioni. Tuttavia, la carta d’identità di Palermo è sotto gli occhi di tutti.
Detto ciò dobbiamo porci un interrogativo: non è che perfino noi cittadini saremmo degni delle orecchie da topi, o da asini? Questo sindaco è un capro espiatorio troppo perfetto per l’ignavia del nostro autunno che non sa inventarsi una nuova primavera. Ma dove è finita la nostra capacità di rabbia civile e di indignazione? Devono per forza farci fuori un paio di magistrati sotto il naso per solleticarla? Non riusciamo a conseguire la patente di membri consapevoli di una tribù nel semplice quotidiano? Siamo talmente presi nel recinto del nostro tornaconto personale, da non potere nemmeno costituire una sembianza di opinione pubblica presente e operante sul territorio? La rabbia di Palermo brucia nei bar, negli uffici, nei commenti che pubblichiamo. Però non diventa mai proposta o seriamente protesta. Si consuma nella vacuità delle esecrazioni individuali, nelle urla del sottoscala. E’ un’ira da congiurati che hanno paura di esporsi, in prima persona, alla luce del sole. Ecco perché i topi sono una metafora perfetta dello stato delle cose. Prendono gli spazi abbandonati dal coraggio degli uomini. Rosicchiano il cuore dei cittadini dimissionari che aspettano invano un pifferaio magico. E Il pifferaio non arriverà.