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Le strutture siciliane minacciano licenziamenti

Centri dialisi contro Massimo Russo
"Revochi il decreto o chiudiamo"


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centri dialisi, decreto, massimo russo, sanità, Cronaca
I centri di dialisi siciliani sono sul piede di guerra. Le circa novanta strutture private che assistono oltre 3.500 pazienti minacciano la sospensione del servizio a partire dal primo agosto ed il licenziamento del personale. A dare origine al malumore dei convenzionati è un decreto emanato a giugno dall’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, con l’obiettivo di riordinare il sistema.
Un provvedimento che, secondo Orazio Sofia, presidente dell’Associazione dialisi privata, “squalifica e mortifica” queste strutture e sarebbe anche “illegittimo” poiché non concordato con gli operatori interessati.
“Il decreto assessoriale – spiega Annalisa Correnti, titolare di un centro dialisi del palermitano – comporta uno stravolgimento gestionale-operativo. Prevede, infatti, la creazione di unità operative negli ospedali pubblici che dovrebbero gestire i pazienti dei centri privati, ridotti a meri esecutori”. Oltre ad un cambiamento organizzativo, poi il decreto di Massimo Russo stabilisce anche una modifica delle tariffe che, se applicata, comporterebbe un taglio del 25 per cento della spesa.
Decisioni contro le quali i centri di dialisi hanno indetto lo stato di agitazione ed organizzato, per stamattina, una manifestazione di protesta davanti di uffici dell’assessorato, in piazza Ottavio Ziino.
“Chiediamo con fermezza la revoca del decreto e l'immediata convocazione di un tavolo tecnico di concertazione composto da persone competenti – afferma il presidente dell’Adip – Se l’assessore non riceverà la nostra delegazione saremo costretti a chiudere i centri dialisi a partire dal primo agosto”. In una lettera aperta, i centri di dialisi espongono le ragioni della protesta. “Il decreto – si legge nella nota - mette a rischio la salute dei pazienti, la loro libertà di scelta e quella dei medici nefrologi oltre che la sopravvivenza dei centri di dialisi ed i posti di lavoro di circa mille dipendenti”. Secondo i convenzionati, inoltre, il decreto dovrebbe essere valido a partire dal primo luglio ma, al momento, è “del tutto inapplicabile perché nessun paziente è attualmente dotato della certificazione prescritta e rilasciata dalle unità ospedaliera di riferimento, che non sono ancora nemmeno state individuate”.
I centri privati, dunque, annunciano la consegna simbolica delle chiavi delle strutture. “Fino alla fine del mese continueremo le terapie salvavita – polemizza la nota – ma dal primo agosto le strutture dei centri saranno messe a disposizione per essere gestite direttamente dal personale degli ospedali pubblici”.