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Nel numero di "S" da sabato in edicola

Pecoraro si racconta: "Gli affari
di Marcello Trapani? Ne ero all'oscuro"


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"Vivo di calcio da 30 anni. Prima ho giocato. Poi mi sono occupato dei ragazzi. Insomma, sono un personaggio pubblico. Non escludo che qualcuno abbia potuto millantare di conoscermi per avere qualcosa in cambio". L'ex responsabile del settore giovanile del Palermo Calcio Giovanni Pecoraro, scarcerato dopo essere tirato in ballo nell'inchiesta sui presunti rapporti fra la mafia e la società rosanero, racconta per la prima volta la sua versione delle vicende che lo riguardano in un'intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di "S", il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da sabato 25 luglio: "Non sono mai stato presente in alcuna discussione in cui si parlava di investimenti economici - dice -. Quando Claudio Toffanello e Marcello Trapani dovevano parlare di argomenti che non conosco si allontanavano da me. Eravamo al ristorante, mangiavamo assieme. Loro si alzavano, andavano fuori per parlare e io restavo seduto al tavolo".

Pecoraro ripercorre la storia dell'incontro a tre con Rino Foschi e Benedetto Capizzi, quest'ultimo poi finito in carcere nell'inchiesta Perseo con l'accusa di aver partecipato alla rifondazione di Cosa nostra: "Foschi - spiega - era appena arrivato in città. Non conosceva le strade e mi chiese di accompagnarlo in ospedale. Arriviamo e mi presenta una persona, Benedetto Capizzi. Io mi allontano e quando Foschi scende mi dice che per quanto riguarda richieste di palloni, gadget e biglietti non c'era problema. Sarebbe bastato parlarne con lui". Sarebbe stato casuale anche il presunto incontro con i capi ultrà, l'allora direttore sportivo del Palermo, Salvatore Milano e il boss di Porta Nuova Nicola Ingarao, che l'ex dirigente del settore giovanile del Palermo dice di avere incontrato in quell'occasione per la prima volta: "Foschi - racconta - è nel suo ufficio al secondo piano. Mi fa chiamare e mi chiede di salire nella sua stanza. Entro e trovo i capi tifosi, che conosco bene, così come conosco Milano. È il papà di due ragazzi tesserati nelle giovanili del Palermo prima che io iniziassi a lavorare nella società. Non conosco l'altra persona e neppure me la presentano".