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Il dottor Sottile

Governo di popolo o di lobby?
Lombardo alla stretta finale


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L''altro ieri, quando l'Assemblea regionale ha approvato la legge per gli aiuti alle imprese, gli uomini di buona volonta' e di sincero amore verso la Sicilia hanno indubbiamente vissuto un momento magico. Primo: perche' la legge e' stata varata con la dovuta serieta' e con la necessaria urgenza.

Secondo: perche' questa Regione, quando vuole, sa fare le cose che vanno fatte. Terzo: perche' la legge e' stata approvata dalla stessa alleanza di governo (Pdl, Udc, Mpa) votata nel 2008 dagli elettori, e non da quella stravolta e scarabocchiata dal fregolismo sicilianista di Raffaele Lombardo. Fregolismo - e' bene ricordarlo - dietro il quale il Governatore ha saputo ben nascondere una colossale operazione di potere: la spoliazione dell'Udc e la conseguente requisizione di tutti gli spazi e di tutte le clientele intestate a Toto' Cuffaro. C'e' da augurarsi che la politica, nel suo complesso, riesca a ritrovare, a settembre, la serenita' e la serieta' di quel magico momento. La stagione dei giochini ha gia' fatto troppi danni e la Sicilia non ha piu' la forza di subire altri sfregi e altre negligenze. Ma la realta' non autorizza eccessive illusioni. Il ribaltone di questi ultimi mesi ha iniettato veleni e rancori non solo nelle vene dell'Udc, che da un giorno all'altro si e' ritrovata con le spalle nude, ma soprattutto in quei settori del Pdl, come quello che fa capo a Schifani e Alfano, che erano maggioranza e nel volgere di un giorno sono diventati minoranza. L'ultima requisitoria del senatore Pino Firrarello, suocero di Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Popolo della Liberta', sta li' a dimostrare quali risentimenti e quali livori covano sotto le macerie di un partito che Lombardo, con la regia di Gianfranco Micciche', ha trasformato in uno spezzatino di almeno cinque gruppi, tutti amorevolmente in lotta tra loro. Per averne un'idea basta ricordare quale fine e' toccata all'ex correntone di Schifani e Alfano: prima si e' staccato Dore Misuraca, che di Alfano e' stato per anni l'alter ego, e ora comincia ad allontanarsi anche Giuseppe Castiglione che, nei piani di Alfano, doveva essere addirittura la testa d'ariete per un fulmineo e simultaneo abbattimento di Lombardo e Micciche'. Altrettanto devastante la frattura che ha spinto su sponde opposte gli ex di An: da un lato i "finiani" di Pippo Scalia e Fabio Granata, ai quali il sovrano presidente ha concesso ben due assessorati; dall'altro il povero Domenico Nania che, nella qualita' di coordinatore di complemento, e' stato lasciato da Ignazio La Russa, coordinatore nazionale, a guardia di un bidone vuoto e sforacchiato.

Nessuna speranza, dunque? Per carita', e' probabile che Berlusconi, con il suo carisma e il suo potere, abbia un colpo d'ala e trovi il modo di imporre una pax sicula nella quale possano finalmente convivere Alfano e Micciche', Schifani e Lombardo. Ma se questo non accadra', e' bene che il nuovo governo regionale individui al piu' presto quattro o cinque priorita' sulle quali, com'e' successo per gli aiuti alle imprese, possano convergere partiti e forze sociali, parlamentari di maggioranza e gruppi d'opposizione: insomma, un programma minimo ed efficace, senza trucco e senza inganno, nel quale possa ritrovarsi, alla luce del sole, chiunque abbia sinceramente a cuore le sorti della Sicilia.

E' passato quasi un mese da quando Lombardo ha rimescolato le carte e ha ricomposto la sua giunta. Il Governatore ha dato prova di straordinaria abilita' sia nel dosare le deleghe degli assessori sia nel giostrare l'assunzione di parenti e amici negli uffici di gabinetto. Ma non ha ancora trovato un minuto per dire pubblicamente ai siciliani che cosa intende fare: alla trasparenza preferisce la nebulosita'. E', la sua, una vaghezza che ha del metodo, perche' la mancanza di scelte consente a chi governa di promettere tutto a tutti e di non deludere ne' i questuanti ne' gli elemosinieri. Con un risultato disastroso, va da se': che a quindici mesi dalle elezioni regionali, la Sicilia ha un governo senza un programma e senza una maggioranza parlamentare; un governo, purtroppo, che finora ha mostrato solo una smaccata e marcata sudditanza verso quelle pasciute lobby dove volteggiano con leggiadra avidita' gli stessi bravi ragazzi che fino a poco tempo fa rastrellavano incarichi e superconsulenze alla corte del reprobo Cuffaro.
La Sicilia, si sa, non e' una terra facile. Se Lombardo - al di la' dell'illusionismo moraleggiante, nel quale e' diventato onestamente imbattibile - non dice subito e con chiarezza in che direzione intende muoversi, il galleggiamento si trasformera' presto in una deriva. Il suo governo finira' 'nte manu dei poteri forti, che gia' prepotentemente lo assediano, e diventera' un pericolo non solo per la legalita' ma anche e soprattutto per la democrazia.

Ci rifletta il presidente della Regione. Ci pensi bene anche Micciche', suo principale alleato. E ci pensino pure - se hanno ancora voglia di vedere, di sentire e di parlare - i due magistrati antimafia chiamati a far parte della giunta come assessori. Il silenzio, da queste parti, rischia spesso di somigliare all'omerta'.