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Processo Di Maggio, Cinà voleva
prevenire una guerra di mafia


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Marcello Parisi avrebbe chiesto a Mercadante un posto di lavoro perché di lì a poco avrebbe voluto contrarre matrimonio, ma non intendeva infiltrarsi nelle istituzioni per mezzo di Cosa nostra. Questa la difesa degli avvocati difensori, Inzerillo e Castronovo nell’ambito della requisitoria del processo Di Maggio.
Concordi con la loro versione dei fatti anche gli avvocati della difesa Mercadante. Mercadante non avrebbe potuto appoggiare  Marcello Parisi nelle elezioni del 2007, in quanto deciso nel sostenere la candidatura di Greco e Tinervia.
Altra vicenda intricata è quella degli Inzerillo, in cui è coinvolto il medico Antonino Cinà . Secondo la difesa, non avrebbe avuto un ruolo organizzativo, ma sarebbe stato solo un intermediario.
Il vero organizzatore era il mafioso Antonino Rotolo. Rotolo avrebbe fatto pressioni affinché Cinà mediasse, per prevenire una guerra di mafia. La famiglia degli Inzerillo, infatti, tornata dall’America avrebbe potuto scombinare gli equilibri mafiosi.
Rotolo sapeva che  l’unico che poteva parlare direttamente con Provenzano e Lo Piccolo era  Cinà e lo avrebbe voluto far intercedere per non fare arrivare gli stessi a Palermo.
La difesa di Giovanni Mercadante, gli avvocati Grazia Volo e Leo Mercurio, ha smentito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Giuffrè e Angelo Siino. Giuffrè avrebbe appreso le cose che dice da Provenzano e Siino le avrebbe apprese  da Lipari. Sono stati chiesti, quindi, i riscontri individuali di Lipari e Provenzano.
I due collaboratori di giustizia avrebbero parlato di appoggi elettorali e professionali, avuti da Mercadante grazie alle sue amicizie con gli esponenti di Cosa Nostra, in primis Provenzano e anche della questione dei capitali mafiosi nell’AngioTac.
Sono state criticate anche le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Cangemi nel 2007. In particolare Cangemi  aveva spiegato come all’interno del processo Maxiter , l’aiuto di Mercadante era  stato richiesto da cosa nostra, che nutriva degli interessi sui giudici Librizzi e Ananìa.
Mercadante, secondo la difesa, avrebbe chiesto al fratello del giudice Librizzi, anche questo medico, di cautelare la posizione di suo cugino, Tommaso Cannella, esponente mafioso vicino a Bernardo Provenzano, ma lo avrebbe fatto in virtù di una parentela e non per intromissione di Cosa Nostra.
La replica del pm Antonino Di Matteo e la sentenza del tribunale sono  previste per  lunedì 27 luglio, presso la II sezione penale del tribunale di Palermo.