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Di Lello, ex del pool, e la trattativa con la mafia

"Sì, qualcosa c'è stato"


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Dunque, la trattativa tra Stato e mafia probabilmente ci fu. O almeno, Cosa nostra si fece avanti per contrattare una sorta di tregua. E lo Stato – secondo la vulgata – sdegnosamente rifiutò ogni accomodamento. Le ammissioni in questo senso, nei giorni scorsi, non sono mancate. Sul tema si sono esercitati un paio di ministri contemporanei alle stragi, l’allora presidente della Repubblica, e – ieri – un giudice del pool. Certo, ai benpensanti parrà strano questo improvviso discutere alla luce del sole di cose poco commendevoli che, per anni, sono state negate.
Oggi, parla Giuseppe Di Lello, anche lui ex del pool antimafia. E riconosce. “Qualcosa c’è stato”.

Qualcosa c’è stato, qualche papello, qualche caffé di troppo, dottore di Lello?
“Sì, qualcosa c’è stato”.

Ne è sicuro?
“Se ne parla da troppo tempo. Non può essere solo fumo”.

E l’arrosto dov’è?
“Per fatti del genere non si lasciano in giro verbali scritti”.

Lei cosa pensa?
“Penso che la stagione stragista avesse un fine: piegare le istituzioni, portandole ad accettare alcune richieste”.

Ma come? Voglio trattare e ti ammazzo due giudici, in segno di pace?
“Era la logica malata e perdente di Cosa nostra. Lo Stato non ci sente, rifiuta l’accordo?E io piazzo le bombe…”.

I boss si sono fatti male i conti?
“Sì”.

Paolo Borsellino forse morì per questo. Per avere visto la trama del mistero. Le rivelò mai niente?
“No. E non ci sarebbe stato motivo. Paolo era un uomo riservato e serio. Ma per via D’Amelio (nella foto uno scatto della strage) ci fu un’accelerazione. Qualcuno ebbe fretta. E’ possibile che Borsellino sapesse”.

Riina sa?
“Manda messaggi e chi vuole capire capisca. Parli con i magistrati, piuttosto”.

E ci sarà qualcuno ancora in giro che saprà.
“Sicuramente. La vera storia d’Italia la conoscono in molti”.

Magari qualche politico con ruoli non di secondo piano…
“Non mi azzardo a dirlo”.