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Estate

La cremolosa, un dolce peccato
che rinfresca l'estate palermitana


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Ammettiamolo, Palermo d’estate è meravigliosa: il traffico che si scioglie e rendere finalmente sgombere le strade, le foglie degli alberi che riprendono ad essere verdi, la diaspora generale verso le mete marittime. Persino i lavavetri vanno in vacanza. La patina di grigiore pian piano si fa luce, che mi permette quasi di vedere Palermo con gli occhi di una turista.
Perché dunque abbandonare la città quando appare – finalmente – splendida? Devono essere di quest’opinione anche i molti palermitani che scelgono Le Cremolose per passare le serate afose d’estate.  Posto di fronte il cuore verde della Palermo bene (il Giardino Inglese), l’antico chioschetto è affollato soprattutto per l’after dinner.
Il bancone del gelato sembra uno xilofono colorato, con le sue preziose vaschette in vista: nocciola, bacio, pistacchio, fragola, limone e tante altre leccornie fanno bella mostra di sé dietro il vetro a cui, inevitabilmente, finisce per rimanere appiccicato qualche bambino.  A farla da padrone non è il gelato, bensì  la cremolosa,  da cui prende appunto il nome il locale. La particolarità? La consistenza di questo dolce peccato, indefinita così come la nostra contemporaneità: non ha la corposità del cugino ice-cream, né le fredde spigolature della granita o il sapore vellutato del sorbetto.  È insomma una via di mezzo, quella dove, dicevano gli antichi, sta la virtù. Del resto, nell’epoca in cui tutto è mix (dal gender all’arte) vuoi che non inventassero anche il gelato ibrido?
L’ambiente del locale è molto chic, con pezzi di design che interrompono il valzer nouveau della via Libertà. Un simpatico prato sintetico dà il benvenuto a chi si avvicina mentre il resto dell’arredamento è  bianco ghiaccio, a rinfrescare la vista e i sensi. Per chi volesse un po’ di riservatezza si può sempre scegliere il gazebo in legno scuro per scambiarsi confidenze con le amiche o concedersi qualche bacetto con il fidanzato. Per chi invece volesse risparmiare sulla maggiorazione del servizio al tavolo, dopo essersi servito al take away ci sono ad accoglierlo, qualche metro più in là, le panchine di Piazza Alberico Gentili.
Il locale è affollato di una varietà umana che lo rende accessibile a chiunque: single incallite molto curate e un po’ nevrotiche alla Sex and the city; giovani rampanti con scarpe Hogan che si guardano intorno con l’aria di chi è a caccia; ragazzine alla prima uscita che controllano il cellulare per vedere se mamma ha chiamato; famiglie con bambini e tricicli al seguito; canuti signori di mezza età e belle cariatidi che resistono all’usura del tempo puntando tutto sul fondotinta e l’acqua ossigenata per capelli. Insomma, un bell’osservatorio per chi vuol comprendere a che punto sia arrivata la teoria dell’evoluzione darwiniana.