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Il rettore La Galla replica al Ministero

"La valutazione deve essere equa
per tutti gli atenei del Sud"


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la galla, palermo, rettore, università, Cronaca
“La valutazione qualitativa della performance degli Atenei è condivisibile a condizione che gli indicatori siano equi, oggettivi e attuali”. Il rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla, commenta così il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri che assegna all’Anvur la valutazione della qualità degli Atenei e della ricerca, determinante per distribuire una parte del Fondo di finanziamento ordinario.
“Mi repelle concettualmente pensare che, sia pure con rare eccezioni – afferma Lagalla -, come si evince dai risultati proposti, l’Italia sia popolata a nord di Roma da intelligenze baciate da Dio e a sud della capitale da poveri accattoni della cultura e della ricerca, approssimativi e male in arnese. Da tempo gli Atenei del Sud, soprattutto quelli generalisti e di grandi dimensioni, invocano parametri di valutazione che tengano conto dei contesti di riferimento che siano attualizzati avendo riguardo ai processi di crescita di ogni singolo Ateneo e non rispetto a categorie non comparabili”.
E, aggiunge il rettore: “E’ di tutta evidenza che i risultati – che produrranno effetti economici disastrosi e devastanti per la stessa sopravvivenza degli Atenei più penalizzati – sono determinati da una valutazione della ricerca risalenti al 2003 e da parametri in larga misura inaccessibili per le grandi aree metropolitane del Sud. Si fa riferimento all’attrazione di studenti da altre regioni e all’indice di occupazione dei laureati a 18 mesi dal conseguimento del titolo. Non occorre un sociologo di chiara fama per comprendere che, su queste basi, gli Atenei del Mezzogiorno sono condannati a una prospettiva che aggraverà i già drammatici problemi sociali, economici e produttivi dei territori di riferimento. Criteri così dissennati incentiveranno, non senza ragione, la fuga dei cervelli dal Sud e condanneranno la Sicilia a essere perdurante vassallo della illegalità, del disagio sociale e dell’arretratezza strutturale”.
“In queste condizioni – conclude il rettore – è di fatto impossibile gestire processi di innovazione e ammodernamento delle Università e pertanto ritengo che sia necessaria una forte azione di affermazione delle nostre specificità, anche con atti estremi di denuncia della insostenibilità della situazione”.